Cinema
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Le sale piene per l’horror. Porta la gente al cinema, e il botteghino gode
L'Italia ha scelto come suo candidato agli Oscar "L'estranea" di Paolo Strippoli. Il comitato cambia, cambiano i gusti dei selezionatori, e l’estate del 2026 ci ha insegnato che l’horror ha ottime possibilità
26 SET 26

Una foto di scena de 'L'estranea' di Paolo Strippoli (Foto Ansa)
Cambiano i tempi. Anche dove uno non se lo aspetta. Nel comitato di selezione che sceglie il film italiano da proporre agli Oscar. Propone, perché finora i candidati da tutto il mondo sono un’ottantina, e forse altri si aggiungeranno. L’Italia, a sorpresa, ha scelto come suo candidato “L’estranea” di Paolo Strippoli. Il 16 dicembre sarà annunciata la shortlist – parliamo sempre di titoli internazionali – e sapremo se “L’estranea” sarà nella cinquina che il 15 marzo prossimo lotterà per l’Oscar.
Una sola statuetta. La categoria “film in lingua straniera” a questo soltanto ha diritto. Tranne nel caso in cui i vincitori riescano a fare il bis o il tris – è successo per esempio qualche anno fa con “Parasite” di Bong Joon Ho, che qualche giorno fa a Torino ha ricevuto il premio Stella della Mole. E’ stata una scelta a sorpresa, quella del film “L’estranea”.
Il comitato cambia, cambiano i gusti dei selezionatori, e l’estate del 2026 ci ha insegnato che l’horror – ma il regista Paolo Strippoli, nato nel 1993, rifiuta l’etichetta – ha ottime possibilità. Porta la gente al cinema, e il botteghino gode. Guai a disprezzare: saranno soldi per girare altri film senza ricorrere sempre allo stato finanziatore. Mantenendo il legame virtuoso tra incassi e gusti degli spettatori.
Non ci sfugge il fatto che la formula “non concede nulla al gusto del pubblico” è stata per molti anni sinonimo di qualità. Ma siamo avanti nel terzo millennio, credere che il cinema possa prosperare seguendo le fisime di pochi intellettuali è una follia. E siamo convinti che certi generi – l’horror per esempio – si gustano di più in pubblico. Una sala che sobbalza di paura non è il divano di casa, con la luce accesa e il telecomando per interrompere la tensione.
Ieri è stato reso noto il programma della Festa di Roma, dal 13 al 25 ottobre all’Auditorium (bisognerebbe aggiungere “Parco della musica Ennio Morricone”, ma nessuno riesce a arrivare in fondo). Sono dodici giorni, il Festival di Cannes ne dura uno di meno. C’è un concorso di film su cui torneremo, serve il tempo per studiare i titoli, i nomi conosciuti del concorso sono Susanna Nicchiarelli e Kasia Smutniak, oltre a Diego Luna, a Gustave Kervern e un paio d’altri.
Nella sezione Grand Public – meglio affrontabile senza bisogno di studio – vedremo “The Debut” di Jesse Eisenberg: ormai avviato a una bella carriera da regista, qui dirige Julianne Moore, casalinga che si scopre attrice. Poi c’è “Elsinore” di Simon Stone, variazione su Shakespeare che sempre ispira. Massimiliano Bruno dirige uno dei film più divertenti e politicamente scorretti degli ultimi anni. “Death at a Funeral”, che diventa “Un tranquillo funerale di famiglia”.