Cinema
lido raimondo •
Diario di un cafone alla Fenice di Venezia, tra assalti ai camerieri e un po’ di vergogna
Corti, talk lunghi e un piatto di risotto (molto buono, con la scorza d’arancia) mangiato voracemente
11 SET 26

Foto Getty
L’altra sera al Lido si è tenuta la festa Campari nella loro lounge con terrazza, proprio di fronte al Palazzo del Cinema. Special guest Dardust in consolle, che fa il suo. Per entrare ci stanno file chilometriche che arrivano fino a Chioggia, la festa è letteralmente presa d’assalto, pare Ceuta – ma con tutti in tiro. Il governo sospenderà Schengen anche per noi di ritorno da Venezia? Per far fronte alle tante richieste, il bar ha ridotto la drink list a tre possibilità (spritz, americano o negroni); e una volta che ciascuno ha il suo bicchiere in mano si comincia a pascolare fra il bancone e la terrazza, e ritorno. La musica c’è ma lo spazio per ballare no; ci si guarda, ci si parla, al massimo ci si struscia – ma solo per passare. Ci stanno Brooke di Beautiful (la riconosco subito nonostante non si stesse accoppiando con nessuno), Rocío Muñoz Morales, Alessandro Borghi, e uno che pare Ken di Barbie ma alto la metà e con il metabolismo rallentato che si fa i selfie con la macchina fotografica. Gli invitati sono tantissimi, le telecamere che li filmano ancora di più: diventeremo tutti uno spot per la Campari. A proposito di promozione: la sera dopo si è tenuto il cocktail party Ferragamo, ma questo a Venezia, niente meno che a La Fenice. L’occasione è la presentazione del cortometraggio “Un passo alla volta”: quindici minuti di cinema patinato per promuovere la storia del celebre marchio nonché la carriera d’attrice della nipote del fondatore, Martina.
Il corto è una specie di “Ritorno al futuro”, ma con delle scarpe al posto della DeLorean. Il corto è effettivamente corto; il talk a seguire è oggettivamente lungo. Ma il problema è l’aria condizionata: anche nella sala de La Fenice dove avviene la proiezione le temperature sono artiche, pare di stare su un Frecciarossa (notoriamente fra i posti più freddi in Italia, peggio di Campobasso in inverno); ma intuisco il perché: molte delle invitate sono qui (anche? solo?) come indossatrici di capi della nuova collezione autunno-inverno di Ferragamo. In altre parole: ci sono donne qui stasera che sono vestite con la lana. E’ per loro che noi comuni mortali, vestiti come si veste la gente normale ai primi di settembre dell’anno più caldo di sempre, battiamo i denti in sala. E viene il sospetto che quando al termine dell’incontro le persone battono le mani sia anche per scaldarsi. A seguire, rinfresco nel foyer del teatro. Al bar sapienti mani miscelano cocktail, mentre camerieri passano con finger food di livello, oserei dire pasticceria salata. Il corto deve aver messo appetito alla sala, perché i vassoi non fanno in tempo a uscire dalla porta (che evidentemente porta a delle cucine o qualcosa del genere) che subito vengono svuotati, con il risultato che il cibo non arriva mai in fondo; anche gli invitati meno svegli non ci mettono molto a capire quale sia l’intoppo, e ben presto il party si concentra tutto attorno alla sopracitata porta, per assaltare i camerieri appena escono come fossero diligenze nel vecchio west.
Io stesso ammetto di essermi assiepato come gli altri attorno a quei battenti per aggiudicarmi un piatto di risotto (era molto buono, con la scorza d’arancia); e nel mangiarlo voracemente mi sono sentito un cafone, un vandalo dell’istituzione La Fenice che ci ospitava, giusto una tacca sopra a chi in un recente passato gli ha dato fuoco. In colpa per la mia fame proletaria in un contesto così esclusivo, me ne torno a casa fra le calli veneziane con la cravatta fra le gambe.