Dimenticate gli artisti barbosi e impegnati, al Lido sanno anche fare festa

Quanto a immagine pubblica il cinema italiano sarà pure in balia dei tempi che corrono, ma quando c'è da far festa non c'è guerra o allarme democratico che tenga. Reportage dai luoghi in cui il nostro cinema dà il meglio di sé

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(Foto Ansa)

Ho finalmente visto l’altra faccia del cinema italiano. Non la solita a cui ci ha abituato il comparto dell’audiovisivo nazionale, quella contrita e dolente che viene sfoggiata in pubblico, nelle conferenze stampa come sul palco dei David di Donatello, dove attori e attrici con volti devastati e voci rotte prendono posizione su qualche causa umanitaria o civile, o anche solo contro i tagli alla cultura. No, stavolta ho visto i volti del nostro cinema ridere, scherzare, ballare; nonostante il fascismo, nonostante Gaza. Sono stato al Lido alle varie feste dei film italiani presentati alla Mostra, e ho trovato una leggerezza, un’allegria, una generale gioia di vivere e una predisposizione all’alcol che nei film italiani non c’è quasi mai, cancellata in sceneggiatura o tagliata al montaggio per fare spazio al solito impegno, alla denuncia, o – peggio di ogni altra cosa – alla poesia. I film italiani quest’anno sono tanti, e quindi anche le feste: si comincia con quella per il film di Nanni Moretti, “Succederà questa notte” (che è anche la speranza di tutti quelli che vanno alle feste), dove io mi reco con un intento ben preciso: i dolci. La golosità di Moretti è nota e le aspettative sono alte: nonostante il caldo veneziano mi aspetto vasetti di Nutella giganti da spalmare nudi su enormi fette di pane, carrelli di Sacher Torte, Mont Blanc sporzionati bene senza fare il tunnel sotto. E invece ci stanno poche fette di una dubbia cheese cake, e per lo più spiedini di frutta. Non c’è neanche l’open bar, un solo free drink a invitato – si vede che il produttore del film ha speso tutto per Bruce Springsteen, visto che nel film c’è mezzo concerto. Età media: festa a Capalbio. Però ballano tutti, Moretti è di buon umore e Louis Garrel se lo guardi bene assomiglia a Fabio De Luigi – giuro! Party number two: la festa per il film “Serpenti”. Qui la location è molto grande, c’è anche la piscina, e un’area vip transennata (con dentro Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, i fratelli D’Innocenzo) dove un energumeno impedisce di entrare a chi non ha un braccialetto di riconoscimento, ma se giri a sinistra non ci sono né transenne né energumeni, si entra benissimo e tutti si mischiano con tutti senza questa ridicola distinzione fra invitati di serie A e serie B. Si chiacchiera, si balla, si beve; contrariamente a quello che uno può immaginare, nei bagni non pippa nessuno; semmai, dalle ombre che intravedo sotto alle pareti divisorie dei wc, qualcuno si accoppia – allora aveva ragione Nanni, “succederà questa notte”! La sera dopo entro al Campari Lounge per un drink, e solo al secondo giro mi rendo conto di essere finito senza saperlo dentro alla festa per il film “The Echo Chamber”, lo capisco quando vedo Luca Marinelli e sua moglie tubare – ma a colpirmi non sono le loro effusioni quanto il fatto che entrambi per i capelli usino lo stesso gel effetto bagnato, molto bagnato, forse non è gel ma quello di sopra che ha innaffiato i gerani e loro sotto? Lascio alla giuria il verdetto sui film, ma non c’è dubbio che qui al Lido il nostro cinema ha dimostrato di saper fare festa meglio di quello internazionale: al party per il film “Hombre al agua” con Ricky Martin non mi hanno invitato, ma tutti mi dicono “vai e dì che sei Saverio Raimondo, ti fanno entrare sicuro!”. Vedo, spalle in dentro e petto in fuori: “Buonasera, sono Saverio Raimondo”. Risposta: “Buonasera, lei non è in lista, se ne vada”. Mi escono le spalle e mi rientra il petto, ma non perdo il sorriso: il party è così esclusivo che infatti dentro non c’è nessuno, una mosceria funebre, altro che “livin’ la vida loca”!