Un altro Lido, un altro “Primetime”: con Favino nella parte di Ranucci

Il film (con protagonista Robert Pattinson) racconta la storia vera del giornalista televisivo Chris Hansen e del suo programma d’inchiesta di grande successo negli Stati Uniti. Lui si sente un eroe, ma la sua reputazione viene danneggiata. Vi ricorda niente?


7 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:18
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Foto ANSA

In questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato con successo quello che era anche uno dei titoli più attesi: “Primetime”, protagonista il divo del momento Robert Pattinson, che sfila in bianco (bellissimo completo ma non puoi neanche respirare che già si macchia, lo so perché a casa nell’armadio ne ho uno simile, tutto macchiato) sul red carpet più affollato di questa edizione – dopo di lui Nanni Moretti, a seguire i fratelli Gallagher, tutti in una sera uno via l’altro eppure neanche un tamponamento né un ritardo sulla tabella di marcia, che bravi alla Biennale, dategli Trenitalia.
“Primetime” racconta la storia vera del giornalista televisivo Chris Hansen e del suo programma d’inchiesta di grande successo negli Stati Uniti “To catch a predator”, dove giovani aspiranti attori vengono usati come esche per adescare e smascherare pedofili in diretta tv, praticamente “Uomini e donne” di Maria De Filippi ma sul penale. Il film si concentra sugli effetti devastanti della celebrità sul giornalista protagonista (che si sente un eroe) e su quelli del programma sulla gente perché, come ha spiegato il regista Lance Oppenheim in conferenza stampa, il programma aveva l’intento lodevole di denunciare colpevoli, ma consisteva anche in una innegabile gogna mediatica, “il momento in cui l’indignazione morale si è trasformata in un appuntamento televisivo irrinunciabile”. Vi ricorda niente? Ma sì, “Report” con Sigfrido Ranucci! Nel film il protagonista viene anche pizzicato con delle amanti che gli fanno perdere la reputazione; tutto torna.
E allora fantastichiamo che in una realtà parallela a questa, alla 83esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, venga presentato “Primetime” ma di Marco Bellocchio, protagonista Pierfrancesco Favino nel ruolo di Ranucci (menzione di merito al trucco speciale, che consiste principalmente in un carapace in gommapiuma sotto la camicia e in un’imbottitura di cotone nei jeans). A differenza del film di Oppenheim che è un thriller, quello di Bellocchio è una commedia all’italiana, “un omaggio ai film di Risi, Scola e Monicelli” spiega il regista in conferenza stampa. Favino nel ruolo di Ranucci è eccezionale (gli stessi occhi stretti, la stessa erre moscia che l’attore confida ai giornalisti “non viesco più a pevdeve”); ma degli undici minuti di applausi che accolgono il film al termine della sua proiezione in Sala Grande, almeno nove sono per Fabrizio Gifuni nel ruolo di Valter Lavitola, l’amico fraterno di Ranucci, quello che per amicizia gli piazza una bomba davanti casa, ruolo che finalmente fa uscire Gifuni dal personaggio di Aldo Moro “per portarmi nei territori finora da me inesplorati della farsa, mi sono ispirato al Sordi di “Troppo forte”. Risate scroscianti in sala per il cameo di Toni Servillo nei panni di Paolo Mieli, che duetta sullo schermo con Benedetta Porcaroli nel ruolo della vongola sgusciata. Sul red carpet della mia fantasia Favino sfila in bianco come Pattinson nella realtà; ma a differenza dell’attore britannico quello italiano respira, e si macchia la giacca. Tutto da rifare: Favino corre a cambiarsi, red carpet in ritardo, Moretti costretto a sfilare assieme agli Oasis, i due fratelli litigano ma stavolta non fra loro ma con il regista romano, interviene Barbera a sedare la rissa. Ranucci commenta sui social di aver visto il film (grazie a una copia pirata fornitagli da una fonte) e di averlo trovato mediocre; e ne approfitta per paragonarsi ai Fratelli Bandiera, a Giulia Cecchettin, al volo DC-9 di Ustica.