Ascolto George al Lido e mi sembra di riascoltare me, sul palco di Grottammare

Sorrisoni per tutti e Leone d'oro alla carriera, George Clooney dà ufficialmente inizio alla rimpatriata fra estranei in laguna. Il racconto del nostro imbucato al Lido con lo spray antizanzare  



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(Foto Ansa)

Sai chi ti saluta tantissimo? George Clooney. Ho assistito di persona, seduto in seconda fila, alla cerimonia d’apertura della 83sima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia di cui il divo hollywoodiano era l’ospite d’onore, premiato con il Leone d’oro alla carriera. Anche io ho ricevuto un premio alla carriera tre anni fa, ma era l’Arancia d’Oro al Festival di Grottammare: avevo 39 anni, un’età incongrua per quel tipo di riconoscimento; Clooney invece ne ha 65, e soprattutto lui ha effettivamente una carriera da premiare. Fatto sta che sul palco del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, Clooney nel ricevere il Leone d’oro fa la stessa identica battuta che ho fatto io sul palco di Grottammare: “Quando ho saputo che avrei ricevuto questo premio alla carriera, ho pensato: forse sanno qualcosa che io non so. Avete forse parlato con il mio dottore?”. Ma a parte il sense of humour temo di non avere molto altro in comune con George Clooney, eletto due volte l’uomo vivente più sexy al mondo dalla rivista americana People, anche se nel corso della serata ben tre persone diverse mi fanno i complimenti per la mia cravatta, segno che anche io mi so vestire – o quantomeno so fare il nodo. Il Leone d’oro è proprio un bellissimo oggetto, beato Clooney (anche per questo); il suo discorso d’accettazione è breve e bello, vagamente presidenziale, senz’altro politico, ma senza mai perdere l’ironia (“se penso alla mia carriera, per anni l’unica ragione è stata che dovevo pagare l’affitto”). Sarà per fare anche bella figura con il divo hollywoodiano, ma la cerimonia d’apertura procede spedita, senza intoppi, neanche un problema tecnico. E Clonney a Venezia non è mai marziano a Roma: la gente e i fotografi non si stancano mai di lui, sempre così generoso con tutti – anche durante la diretta, mentre Laura Dern legge la laudatio di conferimento del premio, lui inquadrato sul grande schermo rivolge alla camera delle contro-facce buffissime, tenendo alto lo spettacolo anche in un momento che poteva altrimenti essere stucchevole o noiosetto. E con la Mostra, si apre anche la Campari Lounge sulla Terrazza Biennale di fronte al Palazzo del Casinò, con vista sul mare e sul red carpet. Il primo appuntamento è il consueto cocktail di benvenuto per la stampa italiana, che non è tutta come la redazione di “Report”: qui nella Campari Lounge i giornalisti ridono e scherzano senza accoltellarsi alle spalle gli uni con gli altri – che sia solo merito dei drink? Nel corso della serata attorno al bancone Red Passion passano tutti, e tutti si salutano. Anche quando non si conoscono: subito, all’entrata, una signora molto elegante mi ferma e mi dice “finalmente un giornalista serio!”; la prendo per una spiritosaggine, e rido. Poi lei mi fa: “Ho visto le foto con i tuoi figli! Ma quanti ne hai?”. La signora mi ha evidentemente scambiato per un altro, ma adesso non so come darle la notizia, lei è così sicura che io sia chi lei crede che io sia che mi spiace disconoscerle davanti tutti quei figli che mi attribuisce, fortuna che viene in mio soccorso a salutarmi un’altra persona che non so chi sia ma che effettivamente conosco, l’ho già vista anche se non ricordo più dove, forse sempre qui gli anni scorsi, ma chissà come si chiama, che lavoro fa... e il dubbio che ho è che anche lei non sappia esattamente chi io sia. E tutto questo ancora da sobri, vi lascio immaginare dopo il terzo drink! I party veneziani son così: amichevoli rimpatriate fra estranei.
Saverio Raimondo