Cinema
lido raimondo •
Applausi per Valeria Marini e il suo progetto “La trappola di Venere”
Mentre il maestro Herzog presenta il suo ultimo film a Venezia, la folla è tutta per il "progetto a cui tengo molto" della showgirl. Tra una tesi fantasiosa, una pellicola a metà, e una proiezione improbabile senza buio in sala

Foto ANSA
La Mostra del Cinema di Venezia è tante cose insieme: ci sono i film ovviamente, da quelli iraniani a quelli americani, con relativi registi coreani o divi hollywoodiani; ma poi ci sono anche i giornalisti e gli influencer, i pesci grossi e quelli piccolissimi, gli appassionati e i mitomani, la gente che lavora, ci sono persino io. Un micromondo, si direbbe: invece no, di micro c’è solo lo spazio del Lido di Venezia, il mondo invece è macro, siamo tutti qui al completo, e tutti contemporaneamente. Quindi può capitare, come l’altro giorno, che mentre Werner Herzog (grande vecchio del cinema d’autore, uno dei pochi che viene chiamato Maestro senza ironia né piaggeria retorica) tiene in sala stampa la conferenza sul suo ultimo film “Bucking Fastard” con le sorelle Mara e Orlando Bloom, titolo fra i più attesi dai cinefili di tutto il mondo, nello stesso momento e a pochi metri di distanza, attraversata la strada, all’Hotel Excelsior, Valeria Marini presenti il progetto “La trappola di Venere” di cui è madrina e sostenitrice, nonché interprete nel ruolo di Venere Urania, personaggio simbolico contrapposto a Venere Pandemia (non sto inventando niente giuro, sto solo trascrivendo) interpretata da Elisa D’Ospina. Baci stellari al Maestro Herzog: lascio la sua conferenza stampa e vado a quella di “Valeriona”. Oltre alle due protagoniste (Marini al centro, D’Ospina anche moderatrice dell’incontro), alla presentazione di questo “documentario” sulla violenza di genere (sic) che è già stato un corto e un videoclip musicale (…) è presente anche l’ideatore e interprete Gianluca Mech: titolare di tre brevetti per integratori alimentari nonché di un sistema di dimagrimento “orientato alla perdita di peso e al mantenimento post dieta basato sul principio della fitochetosi” (fonte Wikipedia), imprenditore e venditore online di tisane, infusi e decotti, qui alla Mostra è in veste di “anche poeta” (cit. signorina Silvani), per giunta sul tema del femminicidio.
Vengono mostrate in anteprima le prime immagini di questo documentario che dicono verrà trasmesso come spot nelle scuole (ma in che senso? Sono ventitré anni che non vado più a scuola, ma che adesso fra una lezione e l’altra c’è la pubblicità?); ma Marini non è presente in nessuna di queste scene perché “Valeria deve ancora finire di girare”. La proiezione avviene nello spazio della Veneto Film Commission con ampie vetrate sulla piscina dell’Excelsior, non c’è buio in sala, e quindi le immagini che scorrono sullo schermo (per altro piccolo, un televisore) sono interamente coperte dai riflessi di luce che provengono dalle finestre, con tanti saluti e baci stellari a Nolan e alle sue proiezioni Imax in 70 mm. La tesi del progetto “in cui credo molto” (cit. Marini) è che quando un uomo uccide una donna è colpa di Venere (Pandemia, mentre dovrebbe dare ascolto a Venere Urania: una incarna l’amore geloso e possessivo, l’altra puro e liberante); altro che Saturno contro. La parola passa a Valeria, che ne ha per tutti, a cominciare dal mondo (“c’è troppa violenza”); poi attacca la tv (“deve informare ma non intrattenere con i casi di cronaca”), i social (“istigano le persone giovani a far parlare di sé, andrebbe fatta una legge”), la burocrazia (“la legge dello stalking ha delle lentezze”), i braccialetti elettronici (“sono una barzelletta”): si sente che Marini si scrive di notte su Instragram con il premier spagnolo Sanchez riguardo a temi di geopolitica. Ogni sua dichiarazione è accolta dalla sala con “Brava Valeria!”, e giù applausi. Chissà se Herzog dall’altra parte della strada ha ottenuto la stessa calorosa accoglienza, ma ne dubito.