“Wild Horse Nine” è la Leone d’oro, subito! A Clooney preferiamo Herzog

Il nuovo film di Martin McDonagh è un capolavoro di scrittura, di divertimento, di audacia comica. Mentre alla Mostra il regista tedesco porta “Bucking Fastards”, storia di due gemelle che parlano in sincrono. Per nostra fortuna, c’è ancora qualcuno che non perde la grinta

3 SET 26
Ultimo aggiornamento: 16:37
Immagine di “Wild Horse Nine” è la Leone d’oro, subito! A Clooney preferiamo Herzog

Foto ANSA

Tutta la nostra ammirazione, e non da oggi, a Martin McDonagh. L’irlandese che conquistò il nostro cuore con “Fuckin’ Belgium Fuckin’ Bruges”, borbottato da Colin Farrell in risposta a Brendan Gleeson che lo invitava a visitare Bruges. Era un gangster di Dublino, in Belgio per aver combinato un pasticcio sul lavoro – quando ammazzi la gente, non puoi sbagliare persona. Poi sono stati i “Tre manifesti”, poi le banshees in “Gli spiriti dell’isola”. Non aspettavamo niente di meno. “Wild Horse Nine” è un capolavoro di scrittura, di divertimento, di audacia comica, oltre che di recitazione: la strana coppia formata da John Malkovich e Sam Rockwell, agenti della Cia di stanza a Santiago poco prima del colpo di stato nel Cile, non perde una battuta. Neanche nel siparietto su gay e democrazia – e siamo nel 1973.
Sono diretti per una settimana sull’Isola di Pasqua, tra le statue – che per correttezza politica si chiamano “moai”, così dicono gli indigeni. Pare un viaggio premio, John Malkovich non ha più la testa tanto a posto, vede due ragazze carine e subito spiattella “siamo della Cia”. Sam Rockwell gli fa da badante, custode dei segreti, confidente e incaricato – ce ne fosse bisogno – di esaudire la sua ultima volontà. La data non è un pretesto, e intanto la vecchia spia confida a un mini-registratore tutti gli sporchi lavori fatti, mentre il suo capo Steve Buscemi trema. Leone d’oro subito, gli altri premi li ha già in casa.
Come previsto – succede a chi mette solo due donne in gara, e una sarà il caso polemico di fine Mostra, basta dire Gaza – al Lido non si parla che del grande sgarbo. Alina Marazzi, per esempio – finita nel concorso “Orizzonti”, diciamo la serie B senza nasconderci dietro parole come sperimentazione o nuovi linguaggi – in gara per il Leone sarebbe potuta stare benissimo, con il suo biopic su Gerda Taro e Robert Capa, fotografi innamorati a Parigi. E poi al lavoro nella guerra civile spagnola, dove Gerda Taro morì (e le sue foto finirono all’agenzia Magnum confuse con quelle del moroso). La regista prende spunto dal romanzo “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek (Feltrinelli). Non è l’unica, quest’anno molti registi italiani alla Mostra sono molto “libreschi”, e faticano a chiudere. Anche il film su Gerda Taro – nella stessa sezione c’è “La città dei vivi” di Edoardo Gabriellini, dal romanzo premio Strega di Nicola La Gioia – cede nel finale, stiracchiato e confuso.
George Clooney è stato premiato con il Leone d’oro alla carriera. Il discorso di ringraziamento – se non da futuro presidente degli Stati Uniti – era da padre nobile. Dei colleghi, degli spettatori, anche dei due gemellini suoi figli, ora farà solo l’attore per non stare troppo tempo lontano da casa. Preferiamo la vecchia scuola, il modello Werner Herzog che andava in Amazzonia e per scommessa mangiò una scarpa (bollita con spezie e grasso d’anatra). Alla Mostra, il regista tedesco porta “Bucking Fastards”, storia di due gemelle che parlano in sincrono – sempre, bel tour de force per tutto il film. Fanno gli stessi gesti, e pure gli stessi sogni. Innamorate dello stesso uomo, il vicino di casa che ne approfitta per portarsele a letto entrambe, una di qua e l’altra di là, le vediamo all’inizio del film in tribunale. Quando annuncia che si sposerà, con una terza fanciulla, le due appiccano il fuoco alla sua macchina. Pazza storia ispirata a due vere sorelle dello Yorkshire: Greta e Freda, di cognome Chaplin. Per nostra fortuna, c’è ancora qualcuno che non perde la grinta. Werner Herzog ha 20 anni più di Mr. Clooney, il 5 settembre ne compie 84, e lo hanno rifiutato a Cannes.