Trump vuole rifondare Hollywood mentre Venezia è svuotata dagli americani. “Ink” da applausi

Clooney premiato e applausi (anche dagli spettatori woke) per Danny Boyle che ha presentato un film sul mondo dei giornali di carta, con inquadrature sulle rotative e i pacchi di giornali lanciati alle edicole la mattina presto: c’è tutto per fare scendere la lacrimuccia ai nostalgici

Immagine di Trump vuole rifondare Hollywood mentre Venezia è svuotata dagli americani. “Ink” da applausi

Foto Ap, via LaPresse

Fa un certo effetto arrivare a Venezia per la Mostra del Cinema e leggere su Libération un articolo che racconta l’ultima battaglia di Donald Trump annunciata via social. Ha deciso che si occuperà di Hollywood. Non per raderla al suolo e poi di appiccare un fuoco purificatore. Per renderla “Great Again”, come recita il suo slogan prediletto (multiuso, anche i dazi servivano a questo, e pure le mire sulla Groenlandia). Si è accorto, o glielo ha suggerito Nathalie Hart, che Hollywood in questi anni ha delocalizzato le produzioni. Nel vicino Canada, in Gran Bretagna, in Australia, pure in Ungheria, dove nel cinema lavorano 55 mila persone. Tante o poche? Tantissime, un terzo di quelle che lavorano a Hollywood. Ormai quasi la metà delle riprese è organizzato fuori dagli States. 
Prima Trump ha pensato ai dazi, che come sappiamo non funzionano mai bene. Allora ha mandato Jon Voight – l’uomo da marciapiede, e padre di Angelina Jolie – per negoziare. Fa un certo effetto leggere del rinnovato amore di Donald Trump per Hollywood in una Mostra di Venezia senza registi americani – e pochi ce n’erano anche al Festival di Cannes. Vale per Hollywood e pure per i film indipendenti (Cannes soffre di più, non vuole in concorso film di Netflix, e le piattaforme ormai mettono lo zampino dappertutto: partecipare ai costi di produzione evita le offerte spropositate a film finito). Un’amore non ricambiato dai registi. Finora.
Giusto il tempo di un Leone d’oro alla carriera a George Clooney e la Mostra del Cinema 2026 ha aperto ieri sera – dopo le foto di Greta Scarano, madrina della cerimonia di apertura assieme a Nicolas Maupas, che si sventolava con un ventaglio a fetta di anguria. Mossa politica che colloca l’attrice dalla parte dei palestinesi – l’unica ammessa, e a giudicare dall’aria che tira sarà il primo di una lunga serie, il primo comunicato di “Venice 4 Palestine” è arrivato un mesetto fa. Sono già scatenati. E una volta sperimentato lo shitstorm, nessuno più obietta a cuor leggero.
L’apertura è toccata al Danny Boyle di “Trainspotting”. Debuttò nel 1994 con un film definitivo sulle guerre culturali, o sul wokismo, o sul “non ti parlo più, hai idee diverse dalle mie; e troverò il modo di punirti per questo”. Titolo: “Piccoli omicidi tra amici”. Il Danny Boyle di “28 giorni dopo”, film che era partito come modesta fantascienza britannica e ha avuto un paio di seguiti molto visti. Il Danny Boyle che sta nel nostro cuore anche per un meraviglioso “Frankenstein” teatrale, con Benedict Cumberbatch e Jonny Lee Miller che a sere alterne avevano il ruolo dello scienziato, e della creatura.
“Ink”, come” inchiostro”, è un film sul mondo dei giornali di carta – con inquadrature sulle rotative e i pacchi di giornali lanciati alle edicole la mattina presto. C’è tutto per fare scendere la lacrimuccia ai nostalgici. Ma siccome Danny Boyle è un regista intelligente, sceglie come eroe di questo mondo scomparso Rupert Murdoch. L’australiano nato nel 1931 che nel 1969 si comprò il Sun, il tabloid britannico che sotto la sua direzione cominciò a pubblicare foto di ragazze a tette nude. Il film – da un testo teatrale di James Graham – per la verità lascia intendere che a prendere l’iniziativa fu il direttore del giornale, il giovanotto dello Yorkshire Larry Lamb. Nel film è l’attore Jack O’Connell, visto in “Sinners”. Rupert Murdoch è Guy Pearce, Claire Foy è l’unica giornalista del trio che portò il Sun a vendere tre milioni di copie. Applausi, tanti. Anche spettatori woke che appena riaccese le luci in sala cominciano con le riserve ideologiche. Il quotidiano dei record era un giornalaccio, per chi guardava soprattutto la tv. Seguirà dibattito. Ma intanto ci siamo divertiti.