Nessuna bandiera, a Venezia parlino i film

La Mostra del cinema si apre stasera e il direttore Barbera dà la risposta giusta all’appello proPal che chiede al festival di schierarsi: programmare quattro film sulla questione palestinese è il gesto più pertinente

2 SET 26
Ultimo aggiornamento: 09:32
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Greta Scarano e Alberto Barbera al Lido (Ansa)

Ieri al Lido, per il consueto rito del bagno, Greta Scarano è entrata in acqua scalza chiedendo ai fotografi di seguirla, e ha aperto un enorme ventaglio a forma di fetta d’anguria: verde, bianco, rosso e nero, i colori della bandiera palestinese. Stasera Scarano conduce la cerimonia inaugurale di Venezia 83. L'attrice e regista è tra i primi firmatari dell’appello del comitato Venice4Palestine, che chiede alla Biennale di Venezia di esporre la bandiera palestinese per tutti gli undici giorni della Mostra del cinema e di sospendere gli accordi con enti legati al governo israeliano.
In fondo, il fatto che a presentare la Mostra sia la firmataria dell’appello non è un’incoerenza: gli artisti si schierano, mentre le istituzioni ospitano. E infatti il direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha risposto che no, la Biennale può esporre soltanto le bandiere degli stati riconosciuti dall'Italia, e la Palestina non lo è ancora. Lui stesso dice di sperare lo diventi, ma aggiunge che issarla significherebbe attribuire uno status, fare cioè qualcosa che non spetta certo a un festival cinematografico. Il punto vero, sottolinea Barbera, è che quest’anno in selezione ufficiale ci sono quattro film che affrontano la questione palestinese in modo esplicito, polemico e duro. E il punto è questo. Per la Mostra sono i film a dovere parlare, sono quelli la migliore dichiarazione di responsabilità politica. Una bandiera può esporla qualsiasi condominio. 
La risposta di Barbera è giusta e pertinente, che è la meno fotogenica delle virtù. La prova sta in una di quelle quattro pellicole. “Naza” è girato da due israeliani, Yuval Abraham e Rachel Szor, già coautori di “No Other Land”: tre anni di interviste a ufficiali dell’esercito e dell’intelligence israeliani sull’uccisione di civili palestinesi. L’anno scorso “Sawt Hind Rajab” fece più di qualunque appello, e la sua regista siede oggi in giuria: fu il cinema a imporre il tema, non una firma o uno stendardo.