C'è una nuova polemica che riguarda la Russia a Venezia

Dopo la critica al padiglione russo alla Biennale, nella primavera scorsa, ora Kyiv contesta il film "Dau" che concorre per il Leone d'oro alla Mostra del cinema. Il ministro degli Esteri ucraino: "È propaganda"

18 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 15:32
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Il regista Khrzhanovsky alla Berlinale 2020 (Britta Pedersen/picture alliance via Getty Images)

Il ministero degli Esteri ucraino ha condannato la decisione di inserire nel programma della 83esima Mostra del cinema di Venezia il film "Dau" del regista russo Ilya Khrzhanovsky. Il ministero ha diffuso una nota, insieme al ministero della Cultura ucraino, in cui sostiene che in un momento in cui la Russia continua la sua guerra di aggressione contro l'Ucraina, distruggendo sistematicamente città, patrimonio culturale e identità nazionale, offrire una delle piattaforme culturali più prestigiose al mondo a un progetto legato allo stato russo e alle sue reti di influenza sia un segnale molto preoccupante.

Che cos'è "Dau"

"Dau" è un progetto artistico e cinematografico avviato nel 2006, nato come film sul fisico sovietico Lev Landau ma poi cresciuto fino a comprendere diverse opere derivate, per l'enorme quantità di materiale girato. Per realizzarlo era stato costruito un enorme set che riproduceva un istituto di ricerca sovietico nella città di Kharkiv, in Ucraina, dove centinaia di attori professionisti e non professionisti vissero per mesi. Il progetto era finito al centro di polemiche fin da subito, per accuse secondo cui i partecipanti, in particolare le donne, sarebbero stati sottoposti a molestie e condizioni psicologicamente abusive sul set. Le riprese avevano coinvolto centinaia di migliaia di comparse non professioniste – tra cui ex guardie carcerarie, artisti e scienziati – che vivevano stabilmente sul set, isolate dal mondo esterno anche quando le telecamere non giravano. Nel 2020, alla presentazione di uno dei film della serie al festival di Berlino, Khrzhanovsky aveva risposto alle domande dei giornalisti sulle accuse di molestie e su un ambiente di lavoro difficile per le donne definendole "un po' di moda" e conseguenza della natura immersiva del progetto, arrivando a dire di ritenere che i fatti citati non fossero mai avvenuti. Aveva anche sostenuto che le voci nascessero dalle dinamiche emotive particolari createsi in un gruppo isolato per un periodo così lungo. Un'inchiesta di GQ e soprattutto una del Monde hanno riportato episodi in cui il regista si sarebbe rivolto alle attrici in modo denigratorio e ponendo domande sessuali molto personali durante i provini. Khrzhanovsky e il suo montatore Ilya Permyakov avevano risposto per iscritto al Monde contestando formalmente la veridicità di quelle ricostruzioni, definite frutto di "incomprensioni". Alla stessa presentazione del 2020, il regista aveva liquidato le accuse riportate dalla stampa come storie anonime di fonti in lingua russa poi riprese da altre testate, sostenendo che si trattasse di "una pratica molto sovietica".
Il film che sarà presentato a Venezia, spiega il Kyiv Independent, sarebbe più vicino all'idea originaria di Khrzhanovsky, e comprende scene girate tra il 2008 e il 2011 insieme a materiale girato più di recente.
Il progetto è finito anche nel mirino delle autorità russe: nel 2020 il ministero della Cultura russo aveva accusato "Dau" di essere "propaganda pornografica", accuse che il regista aveva definito "ridicole e assurde".

Chi è Khrzhanovsky

Il regista russo non è nuovo a questo tipo di controversie. Nel 2020 era stato nominato direttore artistico del centro commemorativo dell'Olocausto di Babyn Yar, a Kyiv, scelta che aveva suscitato polemiche, anche per via degli oligarchi russi legati al progetto come finanziatori. All'epoca Khrzhanovsky aveva immaginato per il memoriale un approccio "immersivo", che aveva provocato reazioni indignate negli ambienti culturali ucraini e internazionali.
"Dau" è stato finanziato dall'imprenditore russo Sergei Adoniev, colpito da sanzioni statunitensi nel 2023 e ucraine nel 2022: una delle sue società, secondo il database delle sanzioni ucraine, fornisce servizi di comunicazione all'esercito russo. Nel 2019 lo stesso Khrzhanovsky aveva raccontato al Guardian che Adoniev gli aveva dato circa 25 milioni di euro, lasciandolo però libero di portare avanti il progetto come voleva.
Tra gli attori protagonisti del film c'è anche il direttore d'orchestra Teodor Currentzis, che ha ottenuto la cittadinanza russa per decreto presidenziale nel 2014. La sua orchestra, MusicAeterna, ha ricevuto sostegno finanziario da soggetti legati allo stato russo, tra cui la banca Vtb, colpita da sanzioni occidentali.

La posizione di Kyiv

Nella sua nota, il ministero degli Esteri ucraino ha precisato che criticare progetti come "Dau" non significa chiedere la censura, ma ricordare come la Russia usi la cultura come un'arma. Il ministero ha anche fatto un appello diretto agli organizzatori: ha chiesto alla Mostra del cinema di Venezia e alla comunità culturale internazionale di riconoscere come la Russia trasformi la cultura in uno strumento della sua guerra ibrida, e di smettere di trattare i progetti culturali sostenuti dal Cremlino come politicamente neutrali. "Va inoltre sottolineato", si legge nella nota diffusa poi anche dall'ambasciata ucraina in Italia, "che 'DAU' è stato girato a Kharkiv tra il 2008 e il 2011, ma la città ucraina è rappresentata nel film esclusivamente attraverso una lente sovietica, senza tenere conto della sua storia e della sua identità. Un simile approccio riflette lo stesso modello narrativo imperiale che la Russia continua a imporre attraverso la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina".
La polemica arriva a pochi mesi da un'altra, sempre legata alla presenza russa in eventi culturali veneziani: nella scorsa primavera, la Russia era tornata, in modo molto contestato, alla Biennale d'Arte di Venezia, con un padiglione curato da una commissaria vicina al complesso militare-industriale russo e con opere di artisti noti per il loro sostegno allo sforzo bellico.