Olmo Schnabel e il cinema ai tempi di Trump

"Ha creato diversità e divisioni, mostra il lato peggiore dell’America" parla il figlio d'arte che ha prodotto “Giants Being Lonely”, il film dell'amico Grear Patterson
3 SET 19
Ultimo aggiornamento: 09:53
Immagine di Olmo Schnabel e il cinema ai tempi di Trump

Donald Trump (Foto LaPresse)

Venezia. E’ cambiato il vento qui al Lido, non si sa se è quello dell’Est, ma in qualche maniera la vera Mary Poppins – Julie Andrews – è arrivata lo stesso a ritirare il suo Leone alla Carriera. Sul palco, vestita con abito celeste e espadrillas argentate, chiede ai giovani di rimanere fedeli ai loro progetti e ai loro sogni. Senza saperlo, secoli prima, uno come Enrico V le dava già retta ritrovandosi, giovanissimo, a succedere a suo padre Enrico IV, come ci racconta Shakespeare, ripreso ora da David Michôd per il suo “The King”, qui in prima mondiale Fuori Concorso e dal 1° novembre su Netflix. Il principe Hal (Timothée Chalamet) lotta con il suo essere troppo giovane per rivestire quel ruolo e con il peso della sua discendenza che è più grande proprio perché reale. Prima pensava solo a divertirsi con i suoi amici del popolo, poi diventa re, ma non dimentica quell’ambiente così diverso dal suo. Anche uno come Olmo Schnabel, figlio del noto pittore, regista e sceneggiatore statunitense Julian, cena, beve e balla disco music con gli amici, ma poi, magicamente, si presenta puntualissimo al nostro incontro la mattina dopo. Jeans strappati, sneakers e t-shirt bianca da cui emerge una collana dorata con piccoli ninnoli, cappellino da baseball nero che copre la chioma bionda, ci fissa e ci parla di “Giants Being Lonely”, il film dell’amico Grear Patterson da lui prodotto.
“I film – dice al Foglio – mi hanno sempre dato tanto, anche quelli che non mi piacevano. Mi sono laureato due anni fa, non sapevo bene cosa fare un po’ come i tre ragazzi del film che attraversano un periodo della loro vita in cui non sanno se quello che stanno facendo sia utile o sbagliato”. Adam, Bobby e Carolina navigano a fatica l’ultimo anno scolastico in un mare di alti e bassi, amore e sesso, solitudine e amicizia, dubbi adolescenziali e morte. “A quell’età tutto è un po’ astratto e claustrofobico ma puoi rompere quegli indugi e cercare una tua strada”. Presto farà un film tutto suo come regista, anche se in America, persino per uno come lui, fare attività culturali non è semplice. La colpa è di Trump e non solo sua, dice. “Avere oggi al potere uno come lui che è senza qualifiche, è impressionante, mi mette tristezza. Ha creato diversità e divisioni, mostra il lato peggiore dell’America”, ma, cita la Andrews, “io non mi fermo e continuo per la mia strada”.