Il Papa: "Ruini pastore saggio, la Chiesa italiana gli deve moltissimo"

Leone XIV non si è limitato a una mera biografia. "A lui si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile", ha detto nell'omelia dei funerali celebrati in San Pietro

18 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 16:33
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Il Papa incensa la bara del cardinale Ruini

“Guardando alla vita del cardinale Ruini, a come è vissuto e a come ha lasciato questo mondo, possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza”. Ha concluso così, il Papa, l’omelia pronunciata ai funerali dell’ex presidente della Cei, all’altare della Cattedra in San Pietro. “Come motto del suo episcopato – ha detto Leone XIV – il cardinale “aveva scelto una frase ispirata al Vangelo di san Giovanni: Veritas liberabit nos, ‘La verità ci renderà liberi’”. 
“Queste parole – ha detto il Pontefice – riassumono la profonda concezione di persona e di libertà che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l’eternità. Esse ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo”.  Leone XIV, che già aveva inviato un telegramma assai accorato e ben distante dai consueti toni da necrologio per vescovi e porporati defunti – quelli in cui si ricorda sempre “il zelante impegno in codesta diocesi”, tanto per capirsi – non si è limitato a una mera biografia dell’augusto defunto, ma ha toccato l’impegno di Ruini in tutta la sua lunghissima vita. “Moltissimo – ha detto il Papa – gli deve la Chiesa in Italia, che ha servito per circa diciassette anni come presidente della Conferenza episcopale; come pure la diocesi di Roma, in cui per altrettanto tempo ha svolto il ministero di vicario del Santo Padre. Ha saputo guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide. A lui si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile. Pensiamo al ‘Progetto culturale’; all’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana; al grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione, qui a Roma; alla sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della società”. E poi, il legame stretto con Giovanni Paolo II. “Ritengo – ha osservato Leone XIV – che dall’esempio di unità di vita del grande Pontefice il cardinale abbia saputo trarre tanto, perché possiamo ritrovare anche in lui molti dei tratti con cui descrive il Santo Papa; e penso che tale consonanza di sentimenti possa animare anche noi nel nostro cammino”.
Pensieri ben diversi da quelli espressi da più o meno autorevoli esponenti del mondo cattolico, clericale e non. Secondo Famiglia Cristiana, Ruini “ha acceso tensioni interne al mondo cattolico, tanto che alcuni analisti hanno evocato lo ‘scisma silenzioso’ di tanti fedeli che si sono allontanati dalla Chiesa”. Come se adesso le chiese traboccassero di fedeli festanti. Dal suo eremo piemontese, quello dove abita ora dopo essere stato cacciato da Bose regnante Francesco, Enzo Bianchi non ha preferito non mostrare misericordia cristiana: “Anche il card. Ruini è morto! Un ecclesiastico che ha fatto soffrire molti nella Chiesa. Alla Chiesa ha dato il volto della matrigna, il volto della Chiesa che cerca autorità, influenza e il seggio tra i potenti. Ma non ebbe l’approvazione né dal card. Martini né da Papa Francesco”. Qualcuno, forse, ne prenderà atto.