Il Papa va in Giappone, ma prima presiederà il summit in Vaticano sulla pedofilia

Matteo Matzuzzi

Roma. Il Papa ha in programma un viaggio in Giappone nel 2019. L'ha annunciato questa mattina al termine dell'udienza concessa all'Associazione “Tensho Kenoh Shisetsu Kenshoukai”, i cui rappresentanti sono stati ricevuti alle 9 nell'Auletta dell'Aula Paolo VI. Un viaggio dal carattere simbolico molto forte – l'ultimo Papa a mettere piede nel paese del Sol Levante fu Giovanni Paolo II nel lontano 1981– ma anche dall'alto valore personale. Non è un mistero, infatti, che Jorge Mario Bergoglio sia legatissimo al Giappone, paese dove avrebbe voluto recarsi come missionario della Compagnia di Gesù.

  

“Avevo anche scritto al superiore generale, padre Arrupe, perché mi mandasse in Giappone. Ma lui mi ha detto che avevo avuto una malattia al polmone e quindi sono rimasto a Buenos Aires”, disse qualche tempo fa ricevendo in Vaticano una folta delegazione di studenti delle scuole rette dai gesuiti in Italia e Albania. Francesco “ama il Giappone, che ricambia questo amore. Come capo della diocesi di Buenos Aires ci ha inviato tanti sacerdoti per aiutarci nel cammino di evangelizzazione del Sol Levante”, confermava ad AsiaNews l'arcivescovo di Nagasaki, mons. Giuseppe Takami.

  

Una realtà, quella giapponese, ben diversa dagli altri paesi asiatici visitati da Francesco durante il suo pontificato. Non è la Corea del sud, con la crescita progressiva ma costante di cattolici, non sono le Filippine, paese più cattolico del continente, non è lo Sri Lanka. E non è neppure assimilabile al Myanmar o al Bangladesh. I cattolici in Giappone sono minoranza tra le minoranze, quasi “invisibili” nel tessuto sociale e culturale nazionale.

  

Prima del viaggio in Giappone, però, il Papa dovrà fronteggiare la questione degli abusi sessuali nella chiesa. Lo farà a febbraio, dal 21 al 24 febbraio, quando riunirà in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali cattoliche sul tema della “protezione dei minori”.

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