Vade retro prosperità

Matteo Matzuzzi

Roma. A un anno di distanza dalla prima volta, l’attacco al “sorprendente ecumenismo” che mette insieme il “fondamentalismo evangelicale e l’integralismo cattolico”, padre Antonio Spadaro e il pastore presbiteriano Marcelo Figueroa – per volontà di Papa Francesco diventato direttore dell’edizione argentina dell’Osservatore Romano – tornano sul luogo del delitto. Un anno fa il saggio pubblicato sulla Civiltà Cattolica, che viene stampata previo nulla osta vaticano, almeno secondo la tradizione, iniziava dal motto posto sui cancelli che introducono alla città sulla collina, In God We Trust. Oggi la riflessione riparte da lì per mettere nel mirino il senso stesso dell’American dream come oggi è inteso, “molto lontano dalla profezia positiva e luminosa che è stata di ispirazione per molti”. Viene fatta a pezzi la cosiddetta “teologia del sogno americano” che mette insieme l’uno dopo l’altro Dio con l’esercito e l’essere cittadino di una realtà altra, eccezionale.

    

Gli evangelici – non tutti, sostiene lo scritto pubblicato sull’ultimo numero della rivista dei gesuiti, ma una parte che conta, soprattutto a livello finanziario, i cosiddetti “evangelici del sogno americano” – hanno storpiato il senso più profondo di quel sogno, costruendosi un Vangelo tutto loro, il “Vangelo della prosperità” che trasforma Dio Padre in un fattorino chiamato in causa soltanto per assicurare salute e benessere economico. A loro, popolo eletto. E’ “il kairos di Dio che si adegua al kronos frenetico della vita attuale”. Una teologia in cui “la vittoria materiale colloca il credente in una posizione di superbia a causa della potenza della sua fede. Al contrario – si legge nel saggio –  la povertà lo carica di una colpa doppiamente insopportabile: da una parte, egli considera che la sua fede non riesce a muovere le mani provvidenti di Dio; e, dall’altra, che la sua situazione miserabile è un’imposizione divina, una punizione inesorabile accettata con sottomissione”. E questa teologia “è chiaramente funzionale ai concetti filosofico-politico-economici di un modello di taglio neoliberista”. Ed è qui che la critica si fa esplicita, dal momento che “il legame tra queste posizioni e le tentazioni integraliste e fondamentaliste dalle connotazioni politiche” è evidente. Osserva infatti il saggio che “uno dei gravi problemi che porta con sé la teologia della prosperità è il suo effetto perverso sulla gente povera. Non solo esaspera l’individualismo e abbatte il senso di solidarietà, ma spinge le persone ad avere un atteggiamento miracolistico, per cui solamente la fede può procurare la prosperità”.

   

Il problema delle sette evangeliche

Il problema è ben più complesso di una mera disputa filosofica o storica e non è un caso che il saggio si concentri sulla situazione in America latina, dove la diffusione e la propagazione di questa teologia si è verificata in maniera esponenziale. Un fenomeno religioso che sfrutta soldi, pubblicità, show televisivi, enormi platee. E che nel corso dei decenni ha fieramente addentato la massa cattolica portandone via parecchie migliaia di fedeli. Colombia, Cile, Argentina e soprattutto il Brasile, dove le “mega-chiese del Vangelo diverso” spopolano. La radice del fenomeno sta però negli Stati Uniti; è qui che “queste dottrine” – scrivono Spadaro e Figueroa – “si sono correlate e nutrite in misura consistente anche del positive thinking, il ‘pensiero positivo’, espressione dell’American way of life. Esse si collegano in questo senso alla posizione eccezionale che Alexis de Tocqueville nel suo celebre La democrazia in America attribuiva agli americani, a tal punto che si possa ‘ritenere che nessun popolo democratico verrà mai a trovarsi in una posizione simile’ alla loro”. Tra i più determinati avversari di questa corrente così influente c’è Papa Francesco che – ricorda Civiltà Cattolica – più volte ha puntato il dito contro questa “grande eresia del nostro tempo”. Il 19 maggio del 2016, a Santa Marta, disse che “alcuni credono in quella che è chiamata la teologia della prosperità, cioè Dio ti fa vedere che tu sei giusto se ti dà tante ricchezze. Ma è uno sbaglio”. E’ il ribaltamento, si fa notare, del messaggio incarnato da Martin Luther King, “dal contenuto sociale, inclusivo e rivoluzionario del suo memorabile discorso ‘Io ho un sogno’”.

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