Macron prudente al Laterano (il precedente di Sarkò sconsiglia colpi teatrali)

Matteo Matzuzzi

Roma. Il volto già sorridente del Papa si illumina quando Emmanuel Macron gli mostra il dono che ha pensato per lui, una copia del Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos. Francesco lo guarda e dice: “E’ un libro che amo, l’ho letto molte volte e mi ha fatto bene”. Il colloquio tra i due è durato parecchio per le abitudini vaticane: cinquantasette minuti, qualcosa in più rispetto all’udienza concessa al russo Vladimir Putin, al turco Recep Tayyip Erdogan e all’americano Barack Obama. Era durato mezz’ora in più (novanta) il confronto tra Macron e il premier Giuseppe Conte di lunedì sera alla Casina Valadier. Summit segreto per cercare un’intesa sul destino della Lifeline, la nave carica di migranti che attraccherà a Malta. Altri incontri con i governanti italiani non ce ne sono stati.

 

Nessun incidente: la visita di stato era in Vaticano, non in Italia. Il comunicato diffuso poco dopo l’ora di pranzo, sottolineando gli ovvi toni cordiali, ha confermato le indiscrezioni dei giorni scorsi sui temi trattati a porte chiuse: i rapporti tra la Santa Sede e la Francia, l’impegno della chiesa, la protezione dell’ambiente, le migrazioni, l’impegno a livello multilaterale per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, il disarmo.

 

Ancora, si legge nel comunicato, “la conversazione ha consentito uno scambio di valutazione su alcune situazioni di conflitto, particolarmente nel medio oriente e in Africa”. Infine, c’è stato tempo e modo per sviluppare “una riflessione congiunta circa le prospettive del progetto europeo”. Temi d’attualità, nulla di sorprendente: basta guardare il comunicato diffuso il giorno prima al termine dell’udienza con il governatore generale d’Australia per accorgersi che le differenze sono ben poche. Ma il colloquio andava ben al di là del primo vis-à-vis tra il Papa e Macron, che nel pomeriggio si è presentato in Laterano per prendere possesso del titolo di protocanonico d’onore. Nei giorni scorsi diversi osservatori, soprattutto francesi, avevano segnalato che oltre alle naturali sintonie tra i due (a cominciare dall’ambiente) c’era anche qualche distanza, soprattutto sul fronte delle migrazioni. Francesco sa di Ventimiglia e Bardonecchia e sa che questa non è la “accoglienza con prudenza” cui sovente si è richiamato nei suoi discorsi ufficiali o improvvisati. Però, nel disfacimento dell’Europa contemporanea, Macron per la chiesa rappresenta un interlocutore se non altro affidabile. Lontano da quei “populisti che creano psicosi” contro i quali s’è scagliato non più tardi di una settimana fa. Non è un caso che il comunicato si concluda con l’accenno alla riflessione sullo stato del continente, biasimato già tempo fa dal Pontefice quando ricevendo il Premio Carlo Magno domandò “Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?”. In un’intervista al periodico belga Tertio, Francesco diceva che “al giorno d’oggi mancano leader. L’Europa ha bisogno di leader, leader che vadano avanti”. Nel pomeriggio, in Laterano, il capo dello stato francese non ha tenuto alcun discorso, limitandosi a ringraziare per l’accoglienza e a ribadire che da parte francese c’è la volontà di approfondire le “relazioni di amicizia, comprensione e fiducia con la Santa Sede”.

 

Di discorsi ampi dopotutto non ce n’era bisogno. Quel che Emmanuel Macron doveva dire per riannodare i fili di un’intesa con Roma l’aveva già detto lo scorso aprile al Collège des Bernardins, davanti alla Conferenza episcopale locale. Apertura massima, riconoscimento del ruolo della chiesa cattolica, riscoperta delle radici e altre frasi che ai vescovi sono suonate assai promettenti. Frasi che avevano scatenato la sinistra, pronta a schierare il plotone d’esecuzione contro il presidente che tradiva la sacra laicità dello stato. Anche per questo Macron ha evitato di rispolverare i fasti del dicembre 2007, quando nella Sala della Segnatura in San Giovanni in Laterano citò perfino il battesimo di Clodoveo attraverso il quale “la Francia è diventata figlia maggiore della chiesa”. Macron ha evitato, preferendo una cerimonia più sobria e al passo con i tempi, non mancando di salutare mons. Angelo De Donatis, vicario per Roma che domani sarà creato cardinale in San Pietro.

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