Il silenzioso Uffizio

Matteo Matzuzzi

Roma. Se si domanda a qualche esperto di affari vaticani, laico o religioso che sia, qual è la qualità principale dell’ormai prossimo cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer S.I., lo spagnolo prefetto della congregazione per la Dottrina della fede dal luglio del 2017, la risposta è “il silenzio”. Non si vede, non rilascia interviste, non parla, se non con atti ufficiali o articoli sull’Osservatore Romano, che poi della Santa Sede è l’organo ufficiale. E, dicono sempre gli stessi esperti, è proprio questa la qualità che piace al Papa. Francesco un anno fa decise di non rinnovare al cardinale Gerhard Ludwig Müller il mandato alla guida dell’ex Sant’Uffizio, che reggeva dal 2012. La rimozione fu motivata con l’esigenza di non concedere proroghe – poi però concesse ad altre eminenze – e di rispettare i quinquenni canonici, ma la realtà è che tra Müller e Francesco si era scavato un solco troppo largo per mantenere lo status quo.

   

Le prese di distanze del porporato tedesco erano quasi all’ordine del giorno (interviste, libri, convegni) e già da tempo la situazione appariva compromessa. Francesco non ha scelto di percorrere soluzioni radicali, ma ha promosso il numero due di Müller, il gesuita che Benedetto XVI nel 2008 era andato a pescare alla Gregoriana per nominarlo segretario del dicastero, cioè l’uomo-macchina, il motore della congregazione. Fama e storia di “conservatore” poco propenso alle battaglie in piazza, profilo basso, poche parole ma nette. “Parla quando serve e lo fa in modo chiarissimo”, dice un vescovo attivo in curia.

  

E lo si è visto nelle ultime settimane, quando sull’Osservatore Romano ha chiuso definitivamente le porte all’idea di vedere donne ordinate al sacerdozio, ché “la chiesa si è riconosciuta sempre vincolata a questa decisione del Signore”.

  

Il prestigioso Tablet, settimanale cattolico inglese che si stampa da più d’un secolo e mezzo, ha subito contrapposto il muro di Ladaria alle aperture di un altro ascoltato protagonista del pontificato, il cardinale Christoph Schönborn, definito da Francesco “un grande teologo”, che ad aprile a una precisa domanda sulla possibilità di vedere prima o poi le donne prete aveva risposto che la questione era così complessa che solo un concilio avrebbe potuto decidere in materia. Come a dire che la cosa è teoricamente possibile. “Si tratta di una questione troppo grande per essere affrontata dalla scrivania di un Papa”. Ladaria, due mesi dopo, ha ribadito quel che peraltro già Francesco aveva detto, e cioè che la parola finale l’ha pronunciata Giovanni Paolo II e che questa non si cambia. Ma è sulla vicenda della cosiddetta “intercomunione”, cioè la possibilità per un coniuge protestante di un fedele cattolico di accostarsi all’eucaristia, che il prefetto per la Dottrina della fede ha fatto valere il suo ruolo in modo evidente.

   

Davanti allo scontro tra la grande maggioranza dei vescovi tedeschi (i due terzi) favorevoli a procedere sulla strada dell’apertura e sette presuli contrari, Ladaria si è schierato con questi ultimi. Ed è lui ad avere firmato la lettera con cui si comunicava al cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale di Germania, che i tempi “non sono maturi” per un passo del genere, e che la decisione è stata presa “con esplicito consenso del Santo Padre” dopo ben due udienze riservate. Qualcuno, anche notando il diverso approccio del Papa sulla questione, che inizialmente aveva invitato le parti a trovare una soluzione unanime salvo poi bocciare il documento approvato lo scorso inverno dai vescovi, ha suggerito che dietro la lettera ci fosse una presa di posizione “energica” dello stesso prefetto, che – secondo quanto riportato da diversi siti internet – avrebbe anche fatto capire al Pontefice di non poter continuare nell’incarico al Sant’Uffizio se fosse stata autorizzata la “svolta” tedesca.

     

Al di là degli spifferi che escono dal Palazzo, la lettera firmata da mons. Ladaria ha creato scompiglio in Germania e oltre all’irritazione di Marx, anche il cardinale Walter Kasper, convinto assertore della necessità di dare il via libera all’intercomunione, ha ricordato sui giornali locali che la “pratica” è del tutto legittima e non si vede perché la Santa Sede non dia il placet. Chi ha frequentato la Gregoriana negli anni in cui Ladaria era vicerettore ricorda le tensioni con “l’ala tedesca” più progressista e in generale con tutti coloro che propugnavano “spinte in avanti”quanto i tempi – appunto – non erano maturi.

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