La Cei chiama a raccolta i cattolici: “Scendete in campo con i nostri valori”

Matteo Matzuzzi

Roma. “Oggi facciamo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo governo al servizio del bene comune del Paese. Ma non possiamo dimenticare che c’è stato un clima di tensione e attimi di conflittualità che sono emersi dalle viscere profonde del paese”, ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, durante la Veglia di preghiera per l'Italia animata dalla Comunità di Sant'Egidio, che si è tenuta questo pomeriggio nella basilica di Santa Maria in Trastevere. “Soprattutto su internet, il cui uso talvolta irresponsabile è da biasimare, ho visto montare una rabbia sociale persino contro la persona del presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini”, ha aggiunto l'arcivescovo di Perugia. “Ci vuole una svolta nella vita del paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Che tutte le forze politiche, gli operatori della comunicazione, i responsabili a qualunque titolo non badino all’interesse immediato e di parte!”. E' necessario ritrovare “un senso di responsabilità nelle parole e nei fatti, sempre tenendo conto del rispetto delle persone e del bene comune. La mia preoccupazione – ha osservato Bassetti – va a tanti mondi, specie le periferie delle nostre città, lacerati, in cui alla fatica quotidiana di vivere si aggiungono nuovi conflitti e diffidenze. C’è un tessuto umano da ritessere in questi angoli di mondo e in tutta la società civile italiana in nome della pace civile e sociale”.

 

“Non possiamo – ha detto ancora il cardinale – mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro paese conosciuto e simpatico nel mondo intero. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli”. Quindi, la necessità di ripartire: “Anche noi abbiamo rischiato di farci contagiare dal clima di paura e ci siamo chiusi nei nostri ambienti. Abbiamo avuto paura anche della politica, come qualcosa che ci sporcava, dimenticando com’essa è un grande servizio alla comunità nazionale, alla patria, madre nostra e dei nostri figli. Non bisogna avere paura della politica ed essere assenti! L’ho detto ai cattolici fin dall’inizio del mio mandato, come presidente della Cei, e – dopo l’esperienza di questi mesi – lo ripeto con maggiore convinzione: non abbiamo paura della responsabilità politica. Non lo dico perché favorisca l’uno o l’altro disegno politico. Non è compito dei pastori! Ma credo che i cristiani, in un momento così serio della nostra storia, non possano essere assenti o latitanti, con i loro valori, anzi – come diceva Paolo VI – quali 'esperti di umanità'. Sì, non possano disertare quel servizio al bene comune che è fare politica in democrazia. Rischieremmo l’irrilevanza”.

 

Ecco perché “è venuto il momento, come ho detto recentemente, di avviare nuovi processi, senza preoccuparsi di occupare spazi di potere. Nuovi processi in cui i giovani – soprattutto i giovani – si sentano chiamati ad assumersi nuove responsabilità e ad elaborare nuove “idee ricostruttive” per la democrazia del nostro paese. Sono convinto che le energie morali di questo paese sono ancora tante e tantissimi siano i talenti inespressi che necessitano di essere valorizzati”.

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