Il coppino del Papa alla Cei

Redazione

Il Papa, aprendo l’Assemblea generale della Cei, premette che non intende “bastonare” i vescovi presenti. Però, in qualche modo, lo fa. E’ brevissimo il discorso, poco più d’una decina di minuti. Un’introduzione che deve servire come base di lavoro, uno stimolo perché le due centinaia di presuli lì convenuti parlino, anche “criticando il Papa”, chiede Bergoglio. Di solito lo fanno – qualche spiffero in tal senso è uscito dall’Aula Nuova, benché non si possa sapere visto che il collegamento televisivo viene interrotto.

 

Il Papa non bastona ma getta sul tavolo tre “preoccupazioni” che rappresentano tre enormi problemi: “La crisi, anzi, l’emorragia delle vocazioni sacerdotali”, “la povertà evangelica e la trasparenza”, “la riduzione e l’accorpamento delle diocesi”. Tanto è stato fatto, dice il Pontefice, ma bisogna “fare un po’ di più”. I problemi sono tanti, dal denaro che distrae all’inverno demografico che svuota sempre di più seminari e case religiose, fino a una troppo frequente “testimonianza tiepida”. Il risultato degli approfondimenti sviluppatisi in questi anni sono magri, se Francesco invita a darsi una mossa su tutti e tre i fronti: per far fronte alla carenza di preti, la proposta è quella di scambiarsi i sacerdoti tra diocesi, “una più concreta condivisione fidei donum”. Quanto alla “trasparenza”, il Papa dice basta con quei vescovi che parlano di povertà evangelica e poi “vivono come faraoni, conducono una vita di lusso”. Infine, è giunto il momento di arrivare alle conclusioni sul progetto per l’accorpamento e la riduzione delle diocesi. Se ne discute da 50 anni, Francesco ha detto che il tempo è maturo per decidere. Il Papa, nel suo intervento, sembra aver preso atto che quanto da lui detto cinque anni fa in San Pietro (la richiesta di cambiare registro) e poi ripreso in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze nel 2015, è rimasto lettera morta o quasi. La Cei si muove ancora come un treno a vapore nonostante il suo leader (che è il Papa) le abbia chiesto di correre come un treno ad alta velocità sui binari da lui approntati.

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