La nuova vita delle suore di clausura, con Facebook ma mordendosi la lingua

Matteo Matzuzzi

Roma. No, le suore di clausura non potranno connettersi a Internet per votare il contratto grillo-leghista né partecipare alla selezione dei finalisti del Grande Fratello 15. L’istruzione Cor orans sulla vita contemplativa femminile presentata martedì in Vaticano è chiara nel raccomandare alle religiose “sobrietà”. Allo stesso tempo, però, chiarisce in via ufficiale che i tempi della clausura manzoniana sono finiti. Essere separate dal mondo non significa, insomma, stare fuori dal mondo. Non è una svolta storica: già da qualche decennio le suore di clausura non sono poi così isolate dal resto del globo, ignare di quel che accada al di fuori delle spesse mura dei loro conventi. “La normativa circa i mezzi di comunicazione sociale in tutta la varietà in cui oggi si presenta – si legge nel documento – mira alla salvaguardia del raccoglimento e del silenzio: si può, infatti, svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole. Il raccoglimento e il silenzio è di grande importanza per la vita contemplativa in quanto spazio necessario di ascolto e di ruminatio della Parola e presupposto per uno sguardo di fede che colga la presenza di Dio nella storia personale e in quella delle sorelle e nelle vicende del mondo”. Detto ciò, non bisogna stare fuori dal mondo. L’importante è trovare la via di mezzo, usare “tali mezzi con discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione”. Non devono essere “occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna in fraternità, né danno per la vocazione, né ostacolo per la vita interamente dedita alla contemplazione”. Paletti ben chiari, dunque che dovrebbero tranquillizzare anche chi, come Massimo Gramellini ieri sul Corriere della Sera, si mostrava preoccupato dall’eventualità che presto si possano vedere “gruppi di discussione animati da suore vegane e da novizie favorevoli alle scie chimiche”.

 

Se le suore di clausura hanno bisogno dei social network la colpa è nostra

Facile fare gli ironici sulle indicazioni del Vaticano. Ma è l'unico modo per irrompere con la loro testimonianza nel nuovo mondo virtuale in cui ci siamo rifugiati

  

Certo, il via libera ufficiale è dato nei canonici termini di madre chiesa, quindi l’accesso a Facebook potrà essere consentito solo “con prudente discernimento” e sempre “a utilità comune, secondo le disposizioni del Capitolo conventuale”. Le suore, poi, dovranno essere in grado di separare il vero dal falso, visto che “curano la doverosa informazione sulla chiesa e sul mondo non con la molteplicità delle notizie, ma sapendo cogliere l’essenziale alla luce di Dio, per portarle nella preghiera in sintonia con il cuore di Cristo”.

 

Lo scorso gennaio, in Perù, il Papa aveva parlato della questione incontrando una comunità di suore di clausura: una vita, questa, che “non imprigiona né restringe il cuore, ma piuttosto lo allarga. Guai alla religiosa che ha il cuore ristretto! Per favore, cercate un rimedio. Non si può essere religiosa contemplativa con il cuore ristretto. Le religiose con questo cuore ristretto – aveva detto Francesco – sono religiose che hanno perso la fecondità e non sono madri; si lamentano di tutto, sono amareggiate, sempre alla ricerca di qualche quisquilia per lamentarsi”. Facebook e WhatsApp sì, ma senza scadere nel pettegolezzo. Ancora il Pontefice: “Sapete che cosa è la religiosa pettegola? E’ una terrorista. Il pettegolezzo è come una bomba: lei va e ‘pss… pss…pss…’, come il diavolo, tira la bomba, distrugge e se ne va tranquilla. Niente suore terroriste, senza pettegolezzi. Già sapete che il miglior rimedio per non spettegolare è mordersi la lingua”.

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