La vergogna del Papa

Matteo Matzuzzi

Roma. E’ lunga sei cartelle la lettera che il Papa ha inviato ai vescovi cileni a commento della missione speciale di mons. Charles Scicluna, inviato nei mesi scorsi in America latina per raccogliere le testimonianze delle vittime di abusi praticati dai presuli legati a padre Fernando Karadima, sacerdote condannato nel 2011 dalla congregazione per la Dottrina della fede a ritirarsi in solitudine e preghiera per il resto dei suoi giorni. Francesco spiega di aver letto le migliaia di carte prodotte e chiede scusa, ammettendo di essere stato male informato sullo stato delle cose nel paese andino: “Ho commesso gravi errori nella valutazione e nella percezione della situazione, soprattutto a causa della mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate”. Già da giorni, peraltro, diversi osservatori soprattutto d’oltreoceano sottolineavano come si fosse fatta più complicata la posizione dei cardinali Francisco Javier Errázuriz Ossa (arcivescovo emerito di Santiago e membro del C9) e del successore (e attuale titolare della diocesi della capitale cilena) il cardinale Ricardo Ezzati Andrello. A loro sarebbe imputata proprio la “parzialità” delle informazioni fornite a Bergoglio sulla condotta del circolo-Karadima. “Quando mi è stata consegnata la relazione e, in particolare – aggiunge il Papa – la valutazione giuridica e pastorale delle informazioni ottenute, mi sono sentito sopraffatto dal dolore di tante vittime di gravi abusi di coscienza e di potere”. Francesco ha invitato i vescovi a recarsi a Roma, li vuole incontrare prima di decidere il da farsi: “Ho pensato questo incontro come un momento fraterno, senza pregiudizi né idee preconcette, con il solo scopo di far risplendere la verità nelle nostre vite”.

 

Durante il viaggio in Cile dello scorso gennaio, Francesco aveva difeso mons. Juan Barros – contestato fin dall’insediamento nella diocesi di Osorno perché accusato di avere coperto gli abusi sessuali su minori del suo mentore Karadima – contro tutto e tutti. Era andato di persona davanti ai giornalisti spiegando che “sono tutte calunnie, sul conto di Barros non c’è alcuna prova” (poi diventata “evidenza” nella consueta conversazione con i giornalisti sull’aereo mentre tornava a Roma). Frasi che avevano non solo provocato lo sdegno di una larga parte dei cattolici cileni al punto da oscurare il resto del viaggio nel paese, ma anche la presa di posizione pubblica del cardinale Sean O’Malley. L’arcivescovo di Boston e capo della commissione pontificia per la Tutela dei minori era insorto e in un comunicato aveva accusato direttamente il Pontefice: “E’ comprensibile che le dichiarazioni di Papa Francesco siano fonte di grande dolore per i sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero o di qualunque altra persona. Le parole del Papa trasmettono il messaggio che se non puoi provare le tue affermazioni, allora non sarai creduto”.

 

La sensazione è che per mons. Barros (e non solo per lui) sia imminente la sostituzione alla guida della diocesi di Osorno. Stavolta la lettera di dimissioni, già presentata due volte, pare destinata ad essere accolta dal Papa.

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