Il prontuario del Papa su come essere santi e felici nel mondo di oggi

Roma. Gaudete et exsultate, terza esortazione apostolica di Papa Francesco dall’inizio del pontificato, si propone di delineare i criteri e i presupposti per diventare santi nel mondo contemporaneo. Lo fa in cinque capitoli e centosettantasette paragrafi, divisi per temi, con un forte richiamo al Concilio Vaticano II. Il documento è una sorta di summa della predicazione di Bergoglio, un utile ripasso di quanto ha detto e scritto in questi cinque anni. Il Pontefice chiarisce subito che “non ci si deve aspettare qui un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione”. No, “il mio umile obiettivo – scrive il Papa – è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità”. La santità, chiarisce, “è parresia: è audacia, è slancio evangelizzatore che lascia un segno in questo mondo”. Tutti possono essere santi, tutti i membri del “popolo di Dio” (popolo è termine che ritorna assai di frequente nell’esortazione). Non solo “vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte – osserva Francesco – abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così”. Tutti santi purché felici, allegri, con una buona dose di humor: guai ad avere “uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo”.

   

Come Evangelii gaudium, il programma di governo del pontificato, il documento diffuso oggi è enciclopedico. Si passa dai migranti alla bioetica (“spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi ‘seri’ della bioetica”), dalla difesa degli innocenti non nati ai poveri nati (“la difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria e nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura”), dai rischi del consumismo ai pericoli che s’annidano su internet: “Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui”. Nulla è lasciato al caso. Si cita anche Satana, ora chiamato “diavolo” (sei volte), ora maligno (cinque). Che esiste, come più volte aveva già detto il Papa nonostante le recenti fantasiose ricostruzioni giornalistiche sull’inesistenza degli inferi. La santità, osserva Francesco, ha due “sottili nemici”, che sono lo gnosticismo e il pelagianesimo attuali. “Molte volte – si legge – contro l’impulso dello Spirito, la vita della chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo”.

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