Altro che scuse, il Papa in aereo ha ribadito che sui vescovi decide lui e nessun altro

Matteo Matzuzzi

Roma. Più che le scuse del Papa per le frasi poco ortodosse sulle “prove” da chiedere alle vittime degli abusi sessuali da parte della cerchia di padre Fernando Karadima, l'elemento centrale della conferenza stampa di Francesco di ritorno dal viaggio apostolico in Cile e Perù è stato un altro, e cioè che nessuno può discutere le sue scelte in merito alla nomina dei vescovi. Sì, le scuse ci sono, per i toni infelici e forse eccessivi usati nella risposta data a bruciapelo a qualche giornalista che gli chiedeva conto della vicenda di mons. Juan Barros: “Ho usato il termine 'prova' e ho detto: 'Il giorno che avrò una prova parlerò'. Purtroppo so che molta gente abusata non può mostrare delle prove, non le ha e non può averle, o se le ha si vergogna'”. Quindi, “chiedo scusa se ho ferito senza accorgermi, senza volerlo, mi fa tanto dolore. Sentire il Papa che dice loro 'portatemi una lettera con la prova' è uno schiaffo. Perciò non voglio più usare il termine 'prove' ma 'evidenze'”.

 

Detto ciò, ha proseguito Bergoglio, “nel caso del vescovo Barros non ci sono evidenze per condannarlo. Se lo giudico colpevole senza evidenza o senza certezza morale, commetterei io un delitto”. Ma non è tutto, perché il Papa è andato oltre, dicendo che Barros ha presentato non una ma ben due volte le dimissioni, che lui in persona ha respinto: “Ho ricevuto le dimissioni una seconda volta e ho detto ancora 'No, tu continui'. Barros resterà se non ci sono evidenze, e sono convinto che è innocente” anche perché “nel caso di Barros non c'è evidenza di abuso, non c'è evidenza che abbia coperto”. E poi, “io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non hanno date le evidenze per il giudizio. Lei (il Papa si riferisce a una giornalista presente sul volo, ndr) con buona volontà mi dice ci sono delle vittime, ma io non le ho viste perché non si sono presentate”.

Qualche osservatore di faccende vaticane sostiene che dietro le scuse di Francesco abbia giocato un ruolo non indifferente il cardinale Sean O'Malley, presente a Lima dopo aver firmato il duro comunicato sul sito della diocesi di Boston in cui prendeva le distanze dalle parole del Pontefice. Al di là di questo – il Papa ha ringraziato O'Malley per il comunicato – Francesco ha messo dei paletti ben chiari, ribadendo che non saranno certo manifestazioni di piazza, occupazioni di chiese, contestazioni sonore durante le prese di possesso dai vescovi da lui nominati, a determinare chi è degno o meno di fare il vescovo diocesano. Bergoglio ha sottolineato che Barros e gli altri due presuli del gruppo di Karadima sono “bravi e buoni vescovi” e che il primo “porta oggi 24 o 23 anni da vescovo. Lui dice di non aver visto. Era del gruppo, ma poi è andato per un'altra strada”.

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