Il Papa risponde ai dubia ma i polacchi non ci stanno: "Servono chiarimenti"

Matteo Matzuzzi

Roma. Il Papa ha risposto ai dubia sulla corretta interpretazione di Amoris laetitia e ora “la discussione è chiusa”, ha detto il cardinale Walter Kasper, teologo assai stimato da Francesco. La scorsa settimana era stato ufficializzato l’inserimento negli Acta Apostolicae Sedis (la Gazzetta ufficiale della Santa Sede) della lettera che nel settembre del 2016 il Papa aveva inviato ai vescovi argentini, che poco prima avevano messo per iscritto un’interpretazione a uso interno della controversa esortazione post sinodale. Una missiva in cui il Pontefice sottolineava che “lo scritto è molto buono e spiega in modo esauriente il capitolo ottavo dell’Amoris laetitia”. Aggiungeva, Bergoglio, che “non sono possibili altre interpretazioni”.

 

Però quella “sentenza” rimaneva contenuta in una lettera inviata a una Conferenza episcopale, fatto che non aveva fermato la ridda di interpretazioni sull’esortazione promulgata in seguito al biennio sinodale sulla famiglia. Qualche giorno fa, il segretario di stato, Pietro Parolin, confermava che la lettera è stata inserita negli Acta per diretta volontà del Papa, che ha voluto elevarla a “magistero autentico”. Tradotto, non si potrà sminuirne la portata, riducendo i complimenti a messaggio privato ad amici di vecchia data. Ed è proprio Kasper, alla Radio Vaticana, a dire che non c’è più ragione di dubitare, di porre domande al Papa sul tema, perché ora è tutto chiaro. E cioè, “quando le circostanze concrete di una coppia lo rendano fattibile, specialmente quando entrambi siano cristiani con un cammino di fede si può proporre l’impegno di vivere in continenza”. Amoris laetitia però “non ignora le difficoltà di questa opzione e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione quando si manchi a questo proposito”.

 

E’ possibile però – si legge nell’interpretazione dei vescovi argentini – che questa opzione non sia “praticabile”. Anche in questo caso, è possibile compiere “un cammino di discernimento” e “se si giunge a riconoscere che, in un caso concreto, ci sono limitazioni che attenuano la responsabilità e la colpevolezza, particolarmente quando una persona consideri che cadrebbe in una ulteriore mancanza provocando danno ai figli della nuova unione,  Amoris laetitia  apre alla possibilità dell’accesso ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia”. Eppure, nonostante ciò, proprio tutto chiaro non deve essere, se è vero che i vescovi polacchi – tra i più restii a fare proprie le conclusioni del Sinodo – hanno ribadito, attraverso le parole del loro presidente, mons. Stanislaw Gadecki, che la questione relativa all’accompagnamento delle coppie divorziate “richiede ulteriori chiarimenti, visto che non vorremmo ingannare nessuno presentando questo problema in termini generali che in realtà non significano nulla”.

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