J.K. Rowling dice che la differenza tra sessi esiste e diventa una “strega feminazi”

Giulio Meotti

L’autrice di “Harry Potter” contro la bestia digitale sul gender

Roma. I sostenitori della “giustizia sociale” e della “intersezionalità” ci fanno credere ogni giorno che viviamo in una società iniqua, regressiva, omofoba, sessista, razzista e transfobica; che queste oppressioni sono interconnesse e che svelarne la ragnatela d’odio è la strada maestra per liberarci di ogni pregiudizio e costruire una società giusta. Così, quando una influencer culturale oltre che una femminista, una super liberal che ha dato milioni di sterline in beneficenza, amica di Gordon Brown e Barack Obama, che ha lavorato ad Amnesty International e che si è opposta alla Brexit, scrive che il dato biologico esiste e che XX e XY sono una cosa reale, la crisi di nervi degli identitari divampa dove più la fanno da padroni: i social. J.K. Rowling si è trovata di nuovo coinvolta nella cancel culture. E ci sono già oltre 100 mila commenti e meme virali che esprimono indignazione. L’autrice di “Harry Potter” non ha detto nulla di scandaloso. Ha semplicemente notato un fatto scientifico, biologico e sociologico. Ha detto che le donne sono donne e che gli uomini sono uomini, ovvero che “il sesso è reale”.

 

Ma ora dirlo è un’eresia. E’ come firmare la propria condanna ad Azkaban, la prigione della serie creata da Rowling. Il solito copione prevedeva che la scrittrice facesse sparire il tweet, che si scusasse e si facesse un giro nei social per essere rieducata a dovere. Ma Rowling non ha letto dal copione né si è cosparsa il capo di cenere di fronte alla bestia digitale. Si è trovata invece sotto il fuoco dei gruppi Lgbtq dopo aver preso di mira un articolo che si riferiva a “persone che hanno le mestruazioni”. Non donne, ma persone. “Si stima che circa 1,8 miliardi di ragazze, donne e persone non binarie abbiano le mestruazioni”, recitava l’articolo pubblicato sulla piattaforma Devex.

 

Rowling ha scritto su Twitter, dove parla a 14,5 milioni di follower: “‘Persone che hanno le mestruazioni’. Sono sicura che una volta c’era una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud?”. La crisi di nervi di fan e dei progressisti è stata rapida. Un utente ha scritto: “Ho deciso di non uccidermi perché volevo sapere come finiva la storia di Harry. Per molto tempo, è stato tutto ciò che mi ha tenuto in vita. Mi hai insultata”. E valanghe di insulti: “strega”, “cagna”, “feminazi”. Rowling ha risposto: “Se il sesso non è reale, non c’è attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso toglie a molti la possibilità di discutere in modo significativo della propria vita. Non è odio dire la verità”.

 

E ancora: “Marcerei con voi se foste discriminati perché trans. Allo stesso tempo la mia vita è stata plasmata dall’essere donna. Non credo che dirlo significhi odiare”. Non è la prima volta che le capita. “Vestitevi come volete. Chiamatevi come volete. Andate a letto con ogni adulto consenziente che volete. Ma far perdere il lavoro alle donne per aver dichiarato che il sesso è una cosa reale? Sto dalla parte di Maya”. Con questo tweet, Rowling era intervenuta tempo fa sul caso di Maya Forstater, ricercatrice che ha perso il posto per aver espresso, su Twitter, posizioni “discriminatorie verso i trans”. Il think tank per cui lavorava, il Center for Global Development che combatte le diseguaglianze, l’ha licenziata per uso di “materiale transfobico” (Forstater aveva detto che la differenza sessuale è biologica). Forstater aveva fatto ricorso e il giudice ha dato ragione al datore di lavoro. Un secolo fa un altro scrittore inglese, G.K. Chesterton, aveva capito già tutto quando spiegò che in un futuro non troppo lontano ci sarebbe stato da battersi per dire l’ovvio: “Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.