Il caso Tafida dimostra che la medicina serve per curare e non per uccidere

Non è più in pericolo di vita, dimessa dalla rianimazione. La bambina di 5 anni era stata portata al Gaslini di Genova. I medici inglesi l'avevano ritenuta incurabile e avevano chiesto di interrompere il supporto alle funzioni vitali

È stata dimessa dalla rianimazione Tafida Raqeeb, la bambina di 5 anni trasferita lo scorso 15 ottobre da Londra all'ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova a causa di un “disturbo prolungato della coscienza”, dovuto a un'emorragia causata
da una malformazione vascolare cerebrale. La piccola verrà ora trasferita al “Guscio dei bimbi”, struttura residenziale del Gaslini, per una riabilitazione, lo svezzamento parziale e la ventilazione assistita.

 

 

“Siamo contenti di farvi sapere che gli interventi chirurgici di Tafida sono andati bene”, aveva scritto la famiglia della bambina su Facebook il 23 dicembre scorso “e che ha iniziato in modo stabile il suo trattamento. I dottori sono contenti del suo percorso finora. Grazie ancora per tutto il vostro sostegno, i pensieri e le preghiere”.

    

Tafida, in coma dopo l'operazione subita a Londra per la rottura di un aneurisma cerebrale, era arrivata nel capoluogo ligure dopo la battaglia avviata dai genitori perché non le venisse interrotto il supporto alle funzioni vitali come chiesto dal Royal London Hospital il 19 giugno scorso. Anche allora, proprio come era accaduto prima con Charlie Gard e con Alfie Evans, la struttura sanitaria inglese aveva negato il trasferimento in Italia: è sempre questione di best interest, e l’interesse migliore per la bambina sarebbe stato quello di morire, visto che – per gli esperti inglesi – ulteriori trattamenti “invasivi” non avrebbero portato ad alcun miglioramento delle condizioni di salute della minore. Il giudice dell'alta corte d'Inghilterra Alistair MacDonald aveva invece dato ragione ai genitori della piccola e acconsentito al trasferimento in Italia.

  

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