Antonio Di Pietro e tutti gli altri indefessi marciatori a difesa della Costituzione dovrebbero fare la fatica di leggerla, invece di limitarsi ad agitarla come se fosse un libretto di Mao. Scoprirebbero che non è la piazza degli “indignati” o la “rivolta sociale” lo strumento per far cadere i governi, ma un voto di sfiducia che ottenga la maggioranza in almeno un ramo del Parlamento. Naturalmente è lecito manifestare il dissenso, ma l’idea che siano le agitazioni a far soccombere il Parlamento, che assediare i deputati per intimidirli sia un modo per esprimere il rispetto per la democrazia, è più di una forzatura.