Fabrizio Barca, accreditato da molti come il più credibile candidato a restituire al Partito democratico l’impronta di sinistra, è un economista e uno storico dell’economia abituato a un linguaggio oscillante tra lo specialismo e l’allusivo. Così, quando si avventura, in un’intervista rilasciata all’Unità, a descrivere la sua interpretazione dello “sperimentalismo democratico”, seguire il corso del suo pensiero risulta piuttosto faticoso. Abbondano le critiche, condivisibili quanto ovvie, allo “stato arcaico e autoreferenziale, affetto da smania normativa, autoritario e non autorevole”, ma si fatica a trovare il bandolo della matassa di una proposta di cambiamento.