Ciniconi come siamo, abbiamo sempre ironizzato, e a volte deplorevolmente sghignazzato, sul Pantheon buonista di Walter Veltroni: molto Sixty-Seventy, come una minigonna ideologica di Mary Quant o un versetto non satanico di Pasolini, pieno di tutti i Kennedy vivi o morti, dei sogni di Martin Luther King ma anche di Berlinguer e Sacco & Vanzetti. Dobbiamo fare ammenda: in fondo c’era del metodo, del gusto, e persino dell’immaginazione politica nella new age veltroniana.