In un lungo articolo pubblicato nel Fatto quotidiano di domenica scorsa, Marco Travaglio ha finalmente tentato l’impresa per lui più difficile: far seguire ai precedenti attacchi personali alcune critiche di merito al mio saggio sull’indagine relativa alla trattativa stato-mafia. Ma, purtroppo, prendere sul serio l’altrui pensiero non corrisponde né al suo interesse professionale né al suo stile intellettuale. Una macroscopica riprova? Egli pretenderebbe di muovermi l’assurda e risibile obiezione di non aver addirittura capito che la procura palermitana ha contestato come reato, non la trattativa in sé, ma il delitto di violenza o minaccia a un corpo politico dello Stato (art. 338 c.p.). Orbene, delle due l’una: o egli finge di aver letto tutto il mio saggio, o finge di aver capito. di Giovanni Fiandaca