Doveva essere un destino bizzarro a far incagliare sulle secche libiche uno come Alessandro Profumo. Banchiere di stretta osservanza McKinsey, di cui è stato negli anni Ottanta capo dei progetti strategici, e quindi massimo portatore della teoria per cui il management decide, gli azionisti seguono. Anzi, aggiunge qualche maligno, vanno magari ignorati. Teoria però che con il rastrellamento di Unicredit da parte delle banche e dei fondi di Muammar Gheddafi, all’insaputa delle fondazioni italiane e del presidente tedesco Dieter Rampl, lui stesso – che di quel rastrellamento era informato – ha di fatto ribaltato. Leggi Le ultime sfide di Profumo nel tumulto degli azionisti di Michele Arnese - Nel Foglio in edicola: "Arietta di cordiale benservito" di Ugo Bertone - Leggi il ritratto di Sabina Ratti, moglie di Profumo