Guai a sottovalutare le minacce di Totò Riina. Certo, il boss è sepolto dagli ergastoli e dal carcere duro, sorvegliato giorno e notte dalle telecamere, guardato a vista da agenti veri e da finti compagni di cella, ma nella torva liturgia mafiosa basta veramente poco perché una parola si trasformi in una sentenza di morte. E guai, dunque, a sottovalutare le minacce a Nino Di Matteo, il pubblico ministero palermitano che Totò u’ curtu ha voluto trasformare, con minacce sempre più esplicite, nel suo principale nemico.