“Non una parola sul manifesto. Ci sono stato tre mesi, non lo leggo da vent’anni”, dice Giampiero Mughini. Mica facile parlare con i fuoriusciti. “Un giornale è un giornale è un giornale”, scriveva parafrasando Gertrude Stein uno dei padri del “quotidiano comunista”, Luigi Pintor. Ma il manifesto non è un giornale normale nemmeno in questa che sembra la crisi più difficile, segnata dall’addio della fondatrice Rossana Rossanda, mentre molte firme storiche rivendicano, anche con interventi sul giornale, un totale dissenso su come la direzione Rangeri-Mastrandrea sta affrontando l’incombente liquidazione della testata.