Lo immaginavano buio e triste e rancoroso. Ancora sperano, forse, gli antipatizzanti inconsolabili, che dal suo sorriso cada la frase sbagliata e un guizzo di fiele autorizzi un giudice di sorveglianza a mettergli la mordacchia e i ceppi. Invece no. Fatta eccezione per una pencolante convinzione sulla responsabilità oggettiva del Quirinale nella vecchia e tragicomica lite con Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi è apparso ieri a “Porta a Porta” nelle vesti dello statista mite, prossimo sorvegliato speciale al servizio del dolore canuto nella villa Sacra Famiglia di Cesano Boscone, aspirante giardiniere (“lì ci sono molte cose da sistemare per una persona che ama la natura come me”), presidentissimo di un Milan invendibile e, naturalmente, mica fesso.