Come al solito, ci hanno rimesso i cristiani anche in Kashmir. Inchiodati al loro ruolo di presenza religiosa mite e conciliante per definizione, vaso di coccio nella brutale contesa di territorio tra il monoteismo feroce degli islamisti e il politeismo filogovernativo degli indù. Il pretesto del pogrom contro di loro – 18 morti, una chiesa bruciata e altre due assaltate – questa volta è stata l’immagine dei due pastori americani che bruciavano Corani in cortile con la loro patetica attrezzatura casalinga da barbecue, ritrasmessa con malizia da una televisione iraniana.