Dopo l’Unità, anche il Fatto insinua ma non rileva granché, quando pubblica una manciata di foto scattate ad Arcore o in qualche discoteca, e ritenute utili quanto basta alla trasformazione mediatica di una festa in un’orgetta softcore. Polemizzare una volta in più contro gli spacciatori di documenti giudiziari e gossipari suonerebbe vano, come gettare acqua vergine in un pozzo sperando di ripulirlo dalla melma. Più interessante è forse indagare con spirito non serioso ma un po’ semiologico il significato degli scatti in questione e il loro uso puritanamente censorio.