Sono giorni di protesta per i camerieri d’America. Da mesi gli Stati Uniti sono punteggiati da proteste e scioperi saltuari dei lavoratori dei fast food e delle tavole calde, che chiedono al governo di alzare il “minimum wage”, lo stipendio minimo, dai 7 dollari e 25 attuali ad almeno 15. Le proteste, cicliche nel corso dei decenni, nascono da una vecchia questione: i camerieri sono pagati da fame. Certo, ci sono le mance, che in America sono una religione di meritocrazia e di soldi guadagnati con il lavoro duro di chi fa più di quanto richiesto (“Non credi nelle mance?”, chiede Eddie a Mr. Pink nelle “Iene” di Quentin Tarantino, prima di far partire un dialogo epico sul fatto che le mance sono la base del sogno americano), ma specie in tempo di crisi basarsi sulla generosità dei clienti – che spesso fanno lavori non meglio pagati – è rischioso. di Eugenio Cau