Ieri nella capitale dello Yemen, Sana’a, c’è stata una fiammata di violenza che ha anticipato quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni, il confronto armato tra l’opposizione, esasperata dall’attesa di un accordo con il presidente Ali Abdullah Saleh, e le forze di Saleh. All’una locale un centinaio di lealisti del presidente – ma per lo più si tratta di lealtà comprata con denaro, in un paese dove si vive con meno di due euro al giorno – ha assaltato la casa del capo dell’opposizione, o meglio del capo della tribù più influente che aderisce al movimento di opposizione che vuole fare cadere il regime, Sadiq Abdullah Ahmar.