Smacchiare o non smacchiare Beppe Grillo, questo il dilemma per il Fatto, quotidiano che da un lato voleva un M5s duro e puro e dall’altro un M5s duro ma aperto al dialogo (evitare di mettersi “in freezer”, era il consiglio di Marco Travaglio). E infatti, nell’ultimo anno, il Fatto è passato dall’endorsement convinto al sostegno guardingo (con fastidio per “i nomi non fatti” nelle consultazioni con Giorgio Napolitano), alla critica occasionale per gaffe ed epurazioni (“suicidio di massa”, aveva scritto Travaglio dopo l’allontanamento di Adele Gambaro), allo sconcerto per i vertici del M5s che sconfessano gli eletti sul reato di clandestinità (in autunno).