Noi volevamo soltanto giocare, per tutta la vita, senza smettere mai. E invece c’è sempre un fischio finale. Tito e Vuja, storie diverse. Dolori profondi, ferite. Siamo i soliti, amiamo questo gioco e soffriamo quando se ne va uno di noi. E non supereremo mai questa fase. Vujadin Boskov, poi, l’abbiamo conosciuto bene. Era il cielo di Genova, soprattutto, le notti ventose di macaia, Vialli, Mancini, lo scudetto impossibile, lettera da Amsterdam, Paolo Mantovani. Era l’ironia del pallone, la Gialappa’s, il campionato più bello del mondo, il non-senso che diventa aforisma, filosofia. Una risata. Un’altra, ancora. Le cene da Carmine a Quinto, una tartare di tonno stupefacente e il mare davanti. Praticamente, il Paradiso. di Pierluigi Pardo