C’è un economista ed ex manager pubblico che non si scandalizza, né si scompone, osservando la progressiva evoluzione della politica economica italiana verso forme di colbertismo tenue. La decisione del governo di affidare al Tesoro la possibilità di entrare nel capitale di aziende ritenute strategiche, come Parmalat, attraverso società controllate come la Cdp (Cassa depositi e prestiti), se suscita perplessità e contrarietà negli economisti di scuola liberista non stupisce un economista industriale come Gian Maria Gros-Pietro, direttore del dipartimento di Scienze economiche dell’Università confindustriale Luiss e in passato nei board di Eni, Atlantia e Fiat, oltre che liquidatore delle attività dell’Iri.