Rigoristi per necessità, sviluppisti per convinzione. Gli industriali vivono in questa contraddizione, tipica anche di tutti i governi: non si può non condividere l’equilibrio dei conti pubblici, e quindi le manovre recessive, ma si è consapevoli che solo con la crescita si fa ripartire lo sviluppo e si rende sostenibile il debito pubblico. Però i toni apocalittici che, secondo il governo del Cav., connotavano parole e numeri di Confindustria, adesso lasciano spazio “all’ottimismo della ragione” al quale, testualmente, si ispira il centro studi della confederazione di Viale dell’Astronomia che ieri nell’ultimo scenario congiunturale ha aggiornato le previsioni.