Antonio Polcaro era un avellinese trentaquattrenne, vissuto fra il nord Italia e la Svizzera alternando, non per sua scelta, periodi di lavoro a periodi di disoccupazione. Sempre più lunghi questi ultimi. Fino a che Polcaro si ridusse a vivere alla stazione Termini di Roma, dormendo nei treni in sosta. Un giorno le guardie lo videro mentre rubava i gettoni da un telefono pubblico e lo portarono al carcere di Rebibbia. Fu messo in isolamento in attesa del processo per “direttissima”. Ma i superlativi non si addicono alla giustizia italiana e dopo due giorni di isolamento Polcaro si impiccò, utilizzando il suo maglione come cappio.