L’uomo è schivo, forse timido, sicuramente discreto. Vive in disparte, al riparo dal clamore, anche quando si trova a occupare giocoforza il proscenio dell’attualità, per via dei libri, che sforna al ritmo di uno l’anno, e di certi suoi editoriali sul mondo incongruo della politica italiana, sulla perfezione della lingua, o sull’incanto dell’infanzia felice, che gettano inattesi bagliori sulle altrimenti plumbee colonne di Repubblica.