Immagino che ad Alfredo Robledo non manchino argomenti per contestare la conduzione della procura di Milano da parte del suo capo, Edmondo Bruti Liberati, sui vari pasticciati procedimenti in corso a partire dal caso Sea: la norma costituzionale che prevede la cosiddetta obbligatorietà dell’azione penale determina uno stato di anomalia tale della gestione dell’azione inquirente che chiunque si assuma una qualsiasi responsabilità (soprattutto se tesa a non esasperare problemi complessi) è sempre giuridicamente dalla parte del torto. D’altro verso, poi, la rivoluzione giustizialista decollata con il 1992 ha provocato un caos così devastante nell’azione della magistratura che il ruolo di “capo” e l’idea che una procura sia coordinabile soggettivamente da un responsabile sono stati spazzati via dal cosiddetto circuito mediatico-giudiziario.