Io non lo so se Dio sia cattolico oppure no, so però che Eugenio Scalfari ha bisogno di una lezione d’inglese almeno quanto Repubblica ha bisogno di un editor per le sue omelie domenicali. Rendere l’obamiano “Yes we can” in forma interrogativa con “Do you can?” è un affronto inaccettabile e uno strafalcione da annotare a lettere di fuoco sugli almanacchi del provincialismo. Gli errori capitano, e ci mancherebbe, ma “Do you can?” è anche oltre il ragionier Fantozzi e i suoi “difetti di pronunzia insidiosi in scozzese”, forse persino più esilarante di quella indimenticabile volta in cui Roberto Saviano tradusse “Pussy Riot” con “gattine in rivolta”. Leggi anche Bonan Rizzoli e i capelli di Sansone - Giuli Libera la Lazio - Crippa L'addio e il caschetto di Chivu - Pace Soldi, soldi, soldi - Pardo Impressioni di primavera, tempo di aperitivi - Quarantino Fox La somma inutilità del giudice di porta