Mario Balotelli è come una riunione dell’Ecofin o la morte del numero due di al Qaida, eventi che si ripetono ciclicamente promettendo ogni volta di essere decisivi. “Questa volta è diverso”, si ripete fino alla riunione successiva in cui si giocano per davvero lo sorti dell’Europa o fino al prossimo blitz che taglia le gambe al terrorismo. Balotelli è uguale: litiga, fa casino, rompe, gli danno un ultimatum, poi un secondo, un terzo, lo minacciano, lo multano, Mancini si mostra irremovibile, Platt granitico, Marwood, il direttore generale, è incappucciato con una scure in mano.