“Mettiti comodo, ci vorranno tre-quattro ore, dobbiamo aspettare che il passaggio sia libero, ma questa notte è pieno di soldati turchi”, dice il capo dei contrabbandieri. Siamo seduti al buio, alla fine di una strada sterrata, in attesa di un segnale dall’altra parte. Sulla frontiera che corre tra Siria e Turchia l’esercito del regime è stato costretto da cinque-sei giorni ad allentare la pressione, perché ha bisogno di tutti i soldati a disposizione per combattere le battaglie decisive ad Aleppo, nel nord, e nella capitale Damasco – “ripulire”, come dicono i portavoce del governo.