Crozza lo aveva smontato come politico, degradandolo da mito del giustizialismo a oggetto di derisione. Ieri il gup Piergiorgio Morosini, che pure ha deciso il rinvio a giudizio dei dieci imputati per la fantomatica trattativa tra stato e mafia, ha però inferto un altro colpo di rasoio alla barba più presuntuosa d’Italia e del mondo, tenuto conto del Guatemala. Per Antonio Ingroia, fresco della sconfitta elettorale, quella di ieri è stata una giornata doppiamente infelice. Morosini ha scritto parole di fuoco su come il pm che voleva farsi leader ha coordinato per quattro anni l’inchiesta: “Il materiale acquisito non è pervenuto al giudice per singole posizioni processuali in maniera intellegibile”, ha sostenuto.