Faceva tenerezza, Carlos Tevez, fasciato in abito scuro e imprigionato da un colletto troppo stretto, aggirarsi per lo Juventus stadium e il museo della Signora in compagnia del presidente Agnelli. Tevez che ventiquattr'ore prima era sbarcato a Malpensa istoriato d'anelli e orecchini, comodo nel suo maglione e con i jeans stropicciati come la sua vita e la sua carriera. Scriveva Borges che gli argentini "discendono dalle navi". Mille patrie e mille storie li hanno condotti sin lì. Ma se a quella lingua di terra poi decidono di legare le loro sorti, allora l'Argentina sa essere una madre generosa che accoglie, dimentica e perdona. Questa volta però, con Tevez sarà più difficile. di Ronald Giammò