Nel 1996 Romano Prodi era l’uomo nuovo della sinistra e batté un centrodestra diviso dal ribaltone della Lega. L’Ulivo governò per cinque anni, ma a quale prezzo: tre presidenti del Consiglio, cinque esecutivi, imboscate parlamentari, zero riforme. E una sinistra che ai vertici e nella rappresentanza sociale rifiutò di evolversi verso i modelli che pure abbondavano dalla Germania all’Inghilterra, passando per il clintonismo americano. Invece di imboccare la via riformista, l’Ulivo trasferì al proprio interno sia l’anima governativa sia quella parolaia e piazzaiola. Prodi fu infatti silurato da Bertinotti nonostante il cedimento sulle 35 ore.